KHOMEINI MON AMOUR
KHOMEINI MON AMOUR
La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, è morta il 28 febbraio 2026 all’età di 86 anni, in seguito a un attacco aereo congiunto condotto da Stati Uniti e Israele. Le esequie hanno avuto inizio il 3 luglio scorso e si sono protratte per sei giorni. Da Teheran, il corteo funebre ha accompagnato il feretro attraverso il Paese, sotto lo sguardo di molti giornalisti occidentali a cui le guardie della Rivoluzione hanno concesso permessi speciali per assistere all’evento (e, possibilmente, diffondere le parole d’ordine della propaganda).
Anche ipotizzando che soltanto il 10% della popolazione - stimata intorno ai 90 milioni - sia sceso nelle strade per l’ultimo saluto, si tratterebbe senz’altro di una partecipazione numericamente imponente, che, tuttavia, non autorizza a concludere che quella folla rappresentasse il sentimento della maggioranza del popolo iraniano.
Immagini della manifestazione “Iran Libero 2026, Verso una Repubblica Democratica”, organizzata a Parigi dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) (foto di C. Nicolini Coen – NES).
Alì Khamenei è stato il principale responsabile della brutale repressione delle manifestazioni pacifiche che, tra il 28 dicembre 2025 e metà gennaio 2026, portarono migliaia di iraniani a scendere in piazza sventolando la bandiera con il simbolo del Leone e il Sole. Su suo ordine, le forze del regime aprirono il fuoco contro i dimostranti, provocando un massacro che, secondo le stime, costò la vita ad almeno 40.000 persone. A quella tragedia seguirono migliaia di arresti e una lunga serie di impiccagioni, mai cessate da allora, che i nostri media, tranne poche eccezioni, continuano a ignorare.
Rimarranno impresse nella memoria le immagini dello strazio di madri, padri, fratelli e sorelle che, nella disperata ricerca dei propri cari, percorrevano interminabili file di sacchi grigi contenenti corpi in attesa di essere identificati: una testimonianza indelebile dell’immane tragedia che ha segnato il Paese e che è stata trattata con assoluta indifferenza dai movimenti politici internazionali per i diritti civili. Una tragedia che gran parte della Sinistra ha sottovalutato.
(Foto di C. Nicolini Coen – NES).
Il nuovo movimento di protesta in Iran si distingue dagli altri del passato per l’emergere di una forte componente patriottica e risorgimentale, infatti, in esso assume un ruolo centrale la rivalutazione dell’antico emblema persiano del Leone e del Sole (Shir-o Khorshid), simbolo della Persia regale e utilizzato ben prima dell’avvento della dinastia Pahlavi. Il sole richiama le antiche tradizioni del mitraismo (un’antica religione misterica di origine indo-iranica diffusasi nell’Impero Romano e incentrata sul culto del dio Mitra, associato alla luce e al Sole), mentre il leone è tradizionalmente legato al Nowruz, il Capodanno persiano, festa di primavera.
L’emblema era stato rimosso dalla bandiera nazionale nel 1980. Anche la diaspora iraniana ha adottato questo simbolo durante le manifestazioni all’estero, interpretandolo come espressione del desiderio di riconnettersi con la storia millenaria della Persia e di affermare un’identità nazionale distinta dall’ideologia che caratterizza l’attuale regime. I giovani rivendicano diritti umani, pluralismo, laicità e democrazia, richiamando l’attenzione su una tradizione antichissima, che affonda le proprie radici nel Cilindro di Ciro il Grande (un reperto archeologico di argilla con iscrizioni in lingua accadica, oggi conservato presso il British Museum di Londra), considerato da alcuni studiosi come il primo manufatto che attesta il riconoscimento dei diritti umani, tra cui la libertà di culto, molto importante per la storia degli ebrei che erano stati deportati in Babilonia.
Ai funerali della guida suprema ha partecipato anche l’ex Presidente Ahmadinejad, nonostante negli ultimi anni vivesse nell’ombra, dopo che nel 2024 il Consiglio dei Guardiani lo aveva escluso dalla lista definitiva di candidati in concorso per l’elezione alla presidenza della Repubblica. Di Mahmud Ahmadinejad dobbiamo ricordare le diverse e ripetute dichiarazioni pubbliche tese a negare la Shoah.
Nel 2009, durante la manifestazione annuale per la Giornata di Al Quds a Teheran, aveva affermato:
"Loro (le potenze occidentali) hanno lanciato il mito dell'Olocausto. Hanno mentito, hanno inscenato una farsa e poi sostengono gli ebrei... Se, come affermate, l'Olocausto è vero, perché non si può permettere uno studio? ... Il pretesto per instaurare il regime sionista è una menzogna... una menzogna che si basa su un'affermazione inattendibile, un'affermazione mitica, e l'occupazione della Palestina non ha nulla a che fare con l'Olocausto... Questa affermazione è corrotta e il pretesto è corrotto. I giorni di questo regime (israeliano) sono contati ed è sulla via del collasso. Questo regime sta morendo."[1]
Nello stesso anno si erano registrati arresti di massa e brutali violenze contro il Green Movement (la cosiddetta Rivoluzione Verde), guidata prevalentemente da una generazione di giovani contrari al sistema politico vigente e critici nei confronti del Presidente Ahmadinejad, considerato espressione dell’ala più conservatrice del regime. La violenta repressione delle manifestazioni segnò il definitivo tramonto delle speranze riformiste. E nemmeno possiamo dimenticare le dichiarazioni contro i sionisti e il “sionismo globale”, cavallo di battaglia del suo pensiero:
"L'instaurazione del regime sionista si è basata su numerosi inganni e menzogne, e una delle più grandi menzogne è stata quella dell'Olocausto… .
Da un lato abbiamo il regime sionista, asse globale di ladri e assassini, e dall'altro abbiamo la Giornata di Quds, che rappresenta il punto di riferimento per coloro che cercano libertà, giustizia e la fine dell'oppressione."[2]
(26 agosto 2011, dal Discorso di Ahmadinejad all'Università di Teheran in occasione della Giornata di Quds)
O ancora questa dichiarazione antisemita contro il “dominio globale dei sionisti” che addirittura minaccerebbe la civiltà umana:
“È assolutamente chiaro che un gruppo di razzisti sionisti rappresenta il problema che il mondo moderno si trova ad affrontare oggi. Hanno accesso al potere globale e ai centri mediatici e cercano di usare questo accesso per mantenere il mondo in uno stato di difficoltà, povertà e risentimento e per rafforzare il loro dominio. La grande nazione iraniana si oppone a questa tendenza disumana. …” [3]
(21 marzo 2007, messaggio di auguri di Capodanno trasmesso dalla televisione iraniana).
Alla Durban Review Conference (DRC) delle Nazioni Unite sul razzismo, Ginevra 20 aprile 2009, il Presidente Mahmoud Ahmadinejad era intervenuto per affermare che:
"Dopo la Seconda Guerra Mondiale, [le potenze occidentali] hanno fatto ricorso all'aggressione militare per rendere un'intera nazione senza casa con il pretesto delle sofferenze ebraiche e hanno inviato migranti dall'Europa, dagli Stati Uniti e da altre parti del mondo per instaurare un governo totalmente razzista nella Palestina occupata. E, di fatto, come compensazione per le terribili conseguenze del razzismo in Europa, hanno contribuito a portare al potere il regime razzista più crudele e repressivo in Palestina.
Il Consiglio di Sicurezza ha contribuito a stabilizzare il regime occupante e lo ha sostenuto negli ultimi 60 anni, dandogli mano libera per commettere ogni sorta di atrocità. È tanto più deplorevole che diversi governi occidentali e gli Stati Uniti si siano impegnati a difendere questi razzisti responsabili di genocidio, mentre le persone di coscienza e di mente libera in tutto il mondo condannano l'aggressione, le brutalità e i bombardamenti di civili a Gaza. I sostenitori di Israele sono sempre stati o favorevoli o silenziosi di fronte a questi crimini." [4]
Rileggendo oggi questo coacervo di retorica antisemita e populista, piena di accuse a Israele e alla sua fondazione, che allora provocò l’abbandono della Conferenza dei rappresentanti di molti stati europei e occidentali, dobbiamo con dispiacere rilevare come l’ideologia cospirativa e retorica di Ahmadinejad abbia fatto breccia nei movimenti anticapitalisti radicali, influenzando le teorie complottiste di chi difende il Sud del mondo contro “l’imperialismo americano e sionista”. Il discorso di Ahmadinejad, considerato alcuni anni fa come una voce isolata, si confonde oggi con quello dei Propal, ha fatto strada insinuandosi e ramificandosi nel mondo della scuola, delle università e nelle istituzioni.
Del resto, una certa sinistra ha sempre guardato con simpatia la rivoluzione khomeinista. Nei mesi del soggiorno a Neauphle-le Château, in Francia, tra l’ottobre 1978 e il febbraio 1979, Ruhollah Khomeini riceveva nella sua residenza intellettuali e giornalisti, dettava comunicati, registrava messaggi su cassette da far ascoltare clandestinamente nelle moschee dell’Iran. Il sociologo iraniano Ali Shariati, con una visione politica aperta che univa lo sciismo al socialismo – diversa da quella di Khomeini – contribuì a rendere leggibile la rivoluzione islamica in termini di lotta di classe, traducendo il pensiero islamista nel linguaggio rivoluzionario che la sinistra francese ed europea amava ascoltare, in una sorta di islamo-marxismo terzomondista che rese entusiasta, tra gli altri, il filosofo Michel Foucault, che scrisse in quegli anni un reportage per il Corriere della Sera noto come Dossier Iran.
Nonostante il lavoro della fumettista e regista franco-iraniana Marjane Satrapi, recentemente scomparsa - che in Persepolis racconta la trasformazione dell’entusiasmo iniziale delle rivolte contro lo Scià di Persia nella profonda delusione di fronte all’instaurarsi della Repubblica islamica - mostri chiaramente come una rivoluzione nata in nome della liberazione possa trasformarsi in un sistema di controllo e repressione, oggi c’è ancora chi a Sinistra prende le difese del regime iraniano, parlando di asse delle Resistenza contro l’imperialismo.
È ora che questa fascinazione per i regimi totalitari finisca per sempre.
Noi Ebrei Socialisti ci rivolgiamo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per chiedere la chiusura dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma quale atto politico chiaro di condanna di un regime responsabile di decine di migliaia di morti e di continue violazioni di diritti umani.
NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani
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[1] Cfr. Iranian President Mahmoud Ahmadinejad In His Own Words, ADL, https://www.adl.org/resources/news/iranian-president-mahmoud-ahmadinejad-his-own-words
[2] Idem.
[3] Idem.
[4] Cfr. The transcript of the speech of the Iranian President Mahmoud Ahmadinejad at the Durban Review Conference on racism in Geneva on April 20th, 2009, https://en.wikisource.org/wiki/Transcript_of_the_speech_of_Mahmoud_Ahmadinejad_in_Geneva (excerpted from an official document of the United Nations).
Cfr. anche The full text of the speech Iranian President Mahmoud Ahmadinejad gave at the Durban Review Conference, a UN Conference on racism, Geneva, 20th April 2009, BBC, http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8010747.stm
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NES Noi Ebrei Socialisti
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Data: 2026-07-26
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti



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