PIZZABALLA DOCET, ALBANESE DISCIT
Francamente sbalorditivo l’endorsement del cardinale Pierbattista Pizzaballa alla relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, in occasione di una raccolta fondi per la comunità cristiana di Gaza, organizzata da una comunità di Avellino, alla presenza del vescovo Arturo Aiello. Precisamente nei giorni in cui Francia, Germania e Italia chiedono le dimissioni della rapporteur a causa delle posizioni insostenibili su Israele che vengono ripetute in ogni occasione pubblica, sulla stampa, sulle reti televisive e perfino nei teatri, ecco che il patriarca latino di Gerusalemme prende le sue difese.
Si tratta di una figura “controversa, ma coraggiosa”. Coraggiosa, a suo giudizio, per aver posto sotto i riflettori la sofferenza di Gaza e della Palestina. Sofferenza causata da Israele, non certo dalle bande terroriste che tengono in ostaggio la popolazione di Gaza. Non certo a causa delle politiche dei paesi arabi islamisti e non islamisti, che dal 1948 a oggi, non hanno mai riconosciuto la legittimità dello Stato di Israele. Il fatto è che Pierbattista Pizzaballa nel tempo ha accusato Israele di non volergli concedere il permesso di entrare a Gaza (affermazione smentita nei fatti oltre che a parole), di affamare la popolazione – accusa che avrebbe dovuto rivolgere a chi nella Striscia requisiva interi camion pieni di cibo e di medicinali per autofinanziarsi e per tenere sotto scacco la popolazione, ovvero Hamas e Jihad islamica –, di non permettere le cure negli ospedali, quelli all’estero, ovviamente, perché quelli a Gaza, come finalmente ammette anche l’organizzazione MSF, Medici Senza Frontiere, erano stati trasformati in basi terroristiche.
Pizzaballa ha accusato a più riprese l’IDF, le Forze di Difesa Israeliane, di aver proceduto con bombardamenti a tappeto per due anni, mentre dal cessate il fuoco a oggi, ci sarebbero almeno “esecuzioni mirate”. Ma gli attacchi dell’esercito di Israele sono sempre stati mirati contro i terroristi e contro i depositi di armi, mai contro la popolazione civile, avvertita in anticipo in caso di attacco. Accuse deliberatamente falsate in molti casi e poco circostanziate in altri, come quando ad Arezzo, in occasione delle celebrazioni per la Madonna del conforto, dichiara che “il 96% dei centri abitati è raso al suolo” e “le scuole chiuse da tre anni”.
Posto che tutto sia vero - e ci sarebbe da eccepire - a chi possiamo attribuire le responsabilità di quanto è accaduto e delle attuali conseguenze?
Non che il governo di Israele sia esente da responsabilità politiche. E le critiche sono necessarie. Ma qui, con il cardinale che difende e sostiene la rapporteur, non siamo più nell'ambito delle responsabilità politiche, bensì del pregiudizio, delle minacce, delle accuse faziose e unilaterali, delle condanne false e antisemite. Qui l'ambito è il razzismo.
Come mai il dito del cardinale, come quello di tanti altri autorevoli membri della chiesa cattolica, non viene mai puntato contro Hamas, Hezbollah, Houthi, Iran? Come mai l’equivicinanza di cui parlava il cardinale Carlo Maria Martini, cioè quel sentimento che si esprime nel voler essere vicini alla sofferenza di entrambi i popoli, israeliano e arabo palestinese, alle ragioni degli uni e degli altri, si è trasformato in un atteggiamento complice e omertoso nei confronti della violenza Propal in occidente e del terrorismo in Medioriente? Come mai il Vaticano riceve con tutti gli onori i rappresentanti del governo iraniano, così come i rappresentanti di altre dittature in Asia, in Africa e in America latina, mentre fatica a trovare le parole solo per dialogare con Israele?
Noi non dimentichiamo che il terrorismo palestinese coinvolse un arcivescovo cattolico, Monsignor Hilarion Capucci, arrestato nel 1974 dalla polizia israeliana mentre cercava di contrabbandare armi dal Libano alla Giudea e Samaria sulla sua automobile coperta dall’immunità diplomatica. Noi non dimentichiamo da dove hanno origine l'antisemitismo e il razzismo, e la loro pratica.
E ci chiediamo: come mai l’Albanese ha ottenuto un tale successo e la solidarietà di tanti, se non con l’aiuto della scuola bimillenaria dei maestri fondatori dell’arte dell’antisemitismo cristiano e il conforto del capo della comunità cattolica a Gaza?
Morale della favola: Pizzaballa docet, Albanese discit.
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Data: 2026-02-16
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti



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