L’ARTE DEL DISSENSO

L’ARTE DEL DISSENSO

Dal 24 giugno al 7 luglio si tiene presso l’Arlecchino di Milano la rassegna di cinema iraniano “L’arte del dissenso” organizzata dall’associazione Maanà in collaborazione con Cineteca Milano, che si concluderà con la proiezione di Persepolis, il capolavoro di Marjane Satrapi, recentemente scomparsa a Parigi.

Nella prima serata è stato proiettato un documentario intitolato "Le donne che hanno detto di no" (2024) del regista Sepehr Atefi, presente in sala insieme a una giovane donna, Yeganeh Agahi, appartenente alla comunità bahá’i che è riuscita a sopravvivere al carcere e a fuggire dall’Iran.

Il documentario racconta le persecuzioni subite dalla minoranza bahá’i fin dagli anni della rivoluzione khomeinista, concentrandosi in particolare sulla vicenda di dieci donne che abitavano nella città di Shiraz, giustiziate nel 1983 dopo mesi di interrogatori e torture. Tutte rifiutarono la proposta di avere salva la vita in cambio della conversione all’Islam. Fotografie e testimonianze dei famigliari sopravvissuti alle persecuzioni, restituivano il dramma di queste donne, madri, sorelle, figlie, assassinate senza avere alcuna colpa. Yeganeh Agahi ha raccontato di essere stata arrestata alcuni anni fa insieme ad alcune amiche, senza una ragione precisa.

I bahá’i sono molto impegnati nella cura e nell’educazione delle persone più povere, spesso immigrate da paesi come l’Afghanistan; in particolare, lei si occupava di insegnare la lingua inglese ad alcuni bambini che non frequentavano le scuole. Yeganeh è stata accusata dalla polizia morale di fare adepti tra i musulmani e per questo ha scontato alcuni anni di carcere. In altri casi le persone arrestate vengono accusate di essere spie dei sionisti, i loro beni sequestrati, fino ad arrivare alla confisca della casa di proprietà. Accade ancora oggi che le famiglie non sappiano in quale prigione vengono portati i parenti e, anche dopo averlo scoperto, non sempre riescono ad ottenere il permesso di fare visite in carcere. Le torture durante gli interrogatori sono prassi comune e molte donne sono rimaste sfigurate a causa dell’acqua bollente lanciata dalle guardie sul loro viso.

La fede bahá’i nasce nel 1844 e si sviluppa con Bahá’u’lláh, considerato il profeta fondatore, esiliato ad Acri, durante il dominio dell’impero ottomano. Si tratta di una religione monoteista e universalista che rispetta tutti i culti, crede nella pace, nella fraternità tra tutti i popoli e nell’uguaglianza di uomini e donne. I templi più importanti si trovano a Haifa e ad Akka/Acre, tutelati e protetti dallo stato di Israele.

Partecipare alla proiezione e ascoltare le testimonianze relative al tema affrontato dal film, come dice l’attivista Rayane Tabrizi, non significa solo partecipare a un evento culturale, ma soprattutto esprimere solidarietà alla lotta del popolo iraniano per un cambio di regime, sostenendo quei giovani che erano scesi in piazza con le bandiere del leone e il sole, emblema regale della Persia, per chiedere libertà, pluralismo, democrazia e rispetto dei diritti umani. Vuol dire ricordare il sacrificio di più di 40.000 assassinati nelle proteste antiregime dell’8 e 9 gennaio 2026 e di tutti coloro che si sono sacrificati per il movimento “Donna, vita, libertà” nato nel 2022 in seguito all’uccisione di Mahsa Amini, nella consapevolezza che le impiccagioni dei dissidenti politici e le torture dei prigionieri continuano ogni giorno nelle carceri iraniane.

Per Noi Ebrei Socialisti significa anche credere in un Medio Oriente diverso, che abbia al centro i patti di Abramo e quelli di Ciro, ristabilendo l’antica amicizia tra ebrei e persiani.

Sabina Zenobi
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Data: 2026-06-26
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

Commenti

  1. e come sempre la sinistra occidentale non pervenuta, incapace di riconoscere la minaccia reazionaria egemone nel mondo arabo (e a detrimento dei diritti degli stessi cittadini arabi, o non-arabi di paesi arabi):

    https://www.lemonde.fr/afrique/article/2026/06/26/en-tunisie-la-militante-des-droits-humains-sihem-bensedrine-condamnee-a-25-ans-de-prison_6715883_3212.html

    Resta la sinistra israeliana, HaDemokratim di Golan, a indicare l'equilibrio che già fu parola d'ordine di Rabin: lottare per la pace come se non ci fossero il terrorismo, lottare contro il terrorismo come se non ci fosse accordo di pace.

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