FARISEI E SEPOLCRI IMBIANCATI: BASTA!


FARISEI E SEPOLCRI IMBIANCATI: BASTA!

Nel linguaggio comune e in quello politico, il termine «fariseo» (spesso accompagnato da espressioni collegate, tratte dal Vangelo, come «sepolcro imbiancato») intende sottolineare l’ipocrisia o la malafede del soggetto indicato come tale e viene utilizzato per attaccare l'avversario che sia di destra, di centro o di sinistra. In Italia, paese di tradizione cristiana, il richiamo alle invettive dei Vangeli (Matteo 23) rende l'insulto immediatamente comprensibile al pubblico e quindi efficace.

Colpisce però che sia stato impiegato recentemente da Claudio Velardi in un articolo (leggi l'articolo) in cui definisce «farisei delle cancellerie» i governi e i diplomatici internazionali che accusano e isolano la leadership israeliana ignorando o ridimensionando la minaccia dei gruppi terroristici come Hamas.

Noi del NES chiediamo a Velardi di ritirare questo tipo di linguaggio, usato in questo caso con intento polemico nei confronti degli avversari politici, in quanto esso veicola un messaggio antisemita.

Nell’articolo in difesa di Israele pubblicato oggi da Il Riformista compare anche nello stesso capoverso l’espressione «sepolcri imbiancati del commento mediatico».

Entrambe le espressioni provengono dal medesimo testo, quello di Matteo 23, il capitolo delle invettive contro «scribi e farisei ipocriti», dove al v. 27 si legge «rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti». Da lì, e da nessun altro luogo, discende il significato che «fariseo» ha assunto in italiano: ipocrita, bigotto, doppio.

Questa espressione oggi è disponibile a chiunque, in qualunque schieramento.

I farisei sono l'ebraismo di oggi. Non sono una setta estinta. Dopo la distruzione del Secondo Tempio è il filone farisaico a generare l'ebraismo rabbinico: la Mishnà, il Talmud, la halakhà, le scuole di Hillel e Shammai. Ogni ebreo che oggi entra in sinagoga è erede di quel movimento.

Dire «fariseo» per dire «ipocrita» significa affermare, in una lingua che tutti capiscono senza doverci pensare, che la doppiezza è un tratto ebraico. È il primo mattone del ritratto dell'ebreo con due facce, una mostrata al mondo e una tenuta nascosta: letteralmente il sepolcro imbiancato, bello fuori e putrido dentro. Da quel calco l'antisemitismo moderno ha ricavato il resto, fino ai Protocolli, fino alla Shoà.

Perché nessuno lo ha mai condannato.

Il traslato non è un accidente lessicale, né il residuo di una disputa teologica. È il precipitato di quasi due millenni di persecuzione cristiana degli ebrei: la letteratura adversus Iudaeos, il segno distintivo imposto dal Concilio Lateranense IV nel 1215, i roghi del Talmud, le espulsioni, i ghetti — quello di Roma in piedi fino al 1870 — le accuse di omicidio rituale e i pogrom che ne seguivano.

«Fariseo» è ciò che di quel lascito è rimasto in circolazione dopo che il resto è stato smantellato. E' una delle calunnie originarie, che continua pericolosamente a reiterarsi nello spazio e nel tempo. E nessuno ha mai messo all'indice quella parola: per farlo bisognerebbe mettere all'indice Matteo 23. Il testo è canonico, si legge in chiesa. Così la parola è rimasta dov'era — nel testo sacro, nella omelia, nel dizionario, nel titolo di giornale — e ne è risultato un insulto antisemita a costo zero, socialmente irreprensibile, disponibile a chiunque. Dalla strada al parlamento.

Il pregiudizio non ha più bisogno di essere pensato per essere trasmesso: viaggia da solo, dentro il vocabolario. Ed è per questo che lo si ritrova, intatto, persino in pagine “schierate” dalla parte degli ebrei. Ma quest’ottica è inaccettabile.

Il punto.

Conosciamo l'obiezione: «fariseo» è ormai parola comune, e in quelle righe è riferita a cancellerie europee e a commentatori, non agli ebrei. Appunto. Se occorresse l'intenzione non ci sarebbe nulla di cui discutere; il problema è precisamente che non occorre più.

Le espressioni fariseo, farisaico e sepolcri imbiancati sono parte di un repertorio antisemita. Che sia usato contro gli ebrei oppure, con cinismo e con sarcasmo, contro qualche altra entità politica, persino in questo caso per difendere gli ebrei, non fa differenza. Il linguaggio antisemita va bandito. 
Giocare poi con volgari espressioni, magari per vezzo, alla ricerca di un valore estetico-letterario, traslando su altri false accuse antisemite, anche questo è inammissibile. E’ razzismo.

Come Ebrei Socialisti chiediamo che il testo del Vangelo venga finalmente emendato oppure accompagnato con opportune note esplicative che definitivamente cancellino queste false accuse contro il popolo ebraico. 

Come Ebrei Socialisti chiediamo che «fariseo» e «sepolcri imbiancati» escano dal lessico pubblico italiano come sinonimi di ipocrisia. Nessuno rimpiangerà la perdita. L'italiano ha decine di modi per dire «ipocrita» senza convocare i maestri dell'ebraismo e, per derivazione, il popolo ebraico tutto.

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Data: 2026-08-11
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

Commenti

  1. Sempre che le polemiche con gli amici non servano al narcisismo intellettuale per poi per lo stesso narcisismo ('io votare la destra liberale, giammai potrei guardarmi allo specchio poi') votare i peggiori nemici (pd e sinistra).

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  2. Ho letto con interesse le vostre considerazioni semantiche che sono storicamente approfondite. Allo stesso tempo ritengo che Claudio Velardi sia un ottimo giornalista. Penso che il suo articolo non avrebbe perso nulla se avesse usato un‘altra espressione. Colgo per ringraziarvi per il vostro lavoro.

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  3. Bisognerebbe sostituire con "wokisti imbiancati" - talmente la sinistra se la prende cont utto ciò che è 'Occidente-bianco' mutilando lo spirito critico e preparando nello spirito e nella carne il cadavere-Europeo - e "ipocriti comunisti/stalinisti" (storia docet: Togliatti l'antifascista che grazia i gerarchi e nomina a capo del suo ufficio legislativo l'ex presidente del tribunale della razza Azzariti; e ancora: prima rifiutarono fronte unico con socialdemocratici contro fascismo, poi fecero patto R-Molotov consegnando comunisti tedeschi esuli in URSS a Hitler, per poi inventarsi 'antifascisti' senza dimenticare di reprimere la resistenza polacca)

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