RUBRICA LETTERA 22 La parola ai Lettori
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera dal titolo “Bella ciao e il rifiuto del pensiero critico” di Cosimo Nicolini Coen e Sabina Zenobi, entrambi del NES. Un’interessante riflessione sull’uso improprio, non di rado addirittura falso, mistificatorio e fazioso, dei termini fascista e antifascista, da parte della sinistra radicale e del PD, per semplificare, omologare, accusare, schiacciare ogni forma di dissenso politico, di diversità culturale, di particolarità nazionale. L’abusata consuetudine di adoperare “fascista” come aggettivo insultante, indipendentemente dal vero significato della parola, ha il corrispettivo nella calunniosa equivalenza tra fascismo e sionismo e nell’uso in senso dispregiativo e denigratorio dell’aggettivo “sionista”, con il solo scopo di alimentare l’odio atavico antisemita, isolando ed espellendo gli ebrei dal dibattito civile e politico.
Attenzione: questo abuso linguistico dei termini fascista e sionista non non è una diatriba lessicale, non è un mero difetto formale. Si tratta invece di una questione drammaticamente sostanziale, che si diffonde a macchia d'olio e mette a repentaglio la vita: si chiama razzismo.
Buona Lettura!
NES Noi Ebrei Socialisti
Bella ciao e il rifiuto del pensiero critico
Anche in questo 25 aprile in molti si sono ritrovati a intonare Bella ciao fianco a fianco a chi si richiama a ideologie islamiste e ‘antisioniste’ (intese come negazione al diritto d’esistenza dello stato di Israele): ideologie intrinsecamente reazionarie, espressione di una visione bellicista e imperialista, che in nome del panarabismo o delle visioni imperialiste dell’Iran oggi, vuole schiacciare ogni particolarità nazionale, a partire dalle proprie minoranze, e che, proprio in quanto antisioniste, sbarrano la strada a qualsiasi percorso di compromesso e, prima ancora, di riconoscimento e rispetto tra le differenti identità nazionali e culturali. Si canta Bella ciao accanto a chi vuole la Brigata Ebraica fuori dal corteo, come è accaduto oggi a Milano, negando il contributo degli ebrei alla lotta antifascista, di cui una piccola perla di memoria musicale può essere ascoltata in questo clip https://www.youtube.com/watch?v=cjfbm6l1YLQ dove il canto dell’Armata Rossa Katyusha (diventato in Italia Fischia il vento) è intonato, nella sua versione ebraica, in Israele.
Bella ciao, insomma, farà ancora una volta da colonna sonora all’antisionismo, vituperando la storia e il concetto stesso di antifascismo. Mistificazione operata da una parte della dirigenza della sinistra e dei suoi militanti, che è il precipitato ultimo di un atteggiamento revisionista e populista ormai egemone non solo nella sinistra radicale ma anche nell’attuale leadership del PD. L’antifascismo è usato come clava per dividere fatti e fenomeni secondo un binarismo manicheo che non lascia spazio alla dialettica e al confronto, secondo uno schema reso dogma dallo stalinismo che puntava il dito contro i cosiddetti ‘nemici del popolo’: ebrei, accusati di cosmopolitismo o invece – nei rovesciamenti d’accusa tipici dell’antisemitismo – di sciovinismo sionista; oppositori di sinistra, trotzkisti o presunti tali; omosessuali, accusati di devianza borghese, e così via. Bias cognitivo che, dopo opportuno maquillage, togliendone il lessico vetero-comunista del secolo scorso, è stato fatto proprio dai gruppi della sinistra radicale delle più variegate, e tra loro contrapposte, matrici. Come si usava dire un tempo nella Russia sovietica: se vuoi evitare un dibattito che ti mette a disagio, dai all’avversario del fascista e così potrai cavartela senza argomentare. Ne abbiamo avuto un esempio, durante la campagna referendaria per la riforma della giustizia. Il 23 marzo scorso.
In occasione del risultato sul quesito referendario, la sinistra, che maggioritariamente si era schierata per il ‘no’ all’approvazione di una riforma che, al di là delle eccepibili modalità di approvazione, avrebbe realizzato alcuni capisaldi della cultura garantista per i quali le stesse forze di centro-sinistra si erano in passato spese, gridava alla vittoria del fronte democratico. La Costituzione “antifascista” era salva, la pronosticata svolta autoritaria e neo-fascista subiva una prima battuta d’arresto grazie alla mobilitazione di ‘nuovi partigiani’. Cortei spontanei (o meno) si formavano nelle principali città, al canto entusiasta di Bella ciao, scandito finanche all’interno dei palazzi di giustizia. Tutto legittimo e anche fonte di gioia: non è forse positivo che, attraverso quelle note imparate tra le mura domestiche o nei cortei, si tramandi la coscienza antifascista che ha, unendo tradizioni politiche differenti, reso possibile il ricostituirsi repubblicano della nazione? Peccato che questo entusiasmo fosse basato su una mistificazione. Si cantava Bella ciao, si urlava alla vittoria del fronte anti-fascista, quando l’esito della vittoria del ‘no’ al quesito referendario era precipuamente la conservazione dell’unità dei corpi della magistratura voluta e introdotta dal ministro del Duce e del Re, Dino Grandi. ‘Qualcosa di buono il fascismo l’ha fatto’: non lo dice qualche nostalgico del ventennio, bensì l’ha dichiarato, nei fatti, la dirigenza del PD, unitamente a quanti con il loro ‘no’ hanno permesso il perdurare di un residuo ordinamentale fascista, ostando all’attuazione della Costituzione che all’art. 111 prevede un giudice oggettivamente ‘terzo’, oltre che ‘imparziale’. Spacciando per principio costituzionale antifascista un’istanza che incarnava la visione di ‘Stato etico’ propria al fascismo e, in effetti, a ogni totalitarismo.
Al di là delle legittime critiche alla riforma (o a qualsivoglia altra istanza di politica interna o estera), la mistificazione operata dalla dirigenza della sinistra nella campagna referendaria è indice dell’egemonia di una forma mentis populista e manichea: fascismo e antifascismo, tertium non datur. Non deve allora stupire che sia quella stessa dirigenza ad aver avvallato, reiterandolo per convinzione o inerzia, l’equivalenza di ‘fascismo’ e ‘sionismo’. Equivalenza irricevibile e particolarmente inquietante. Segnale di un pronto passaggio all’atto: “il 25 aprile ce l’ha insegnato, uccidere un fascista non è reato”, recita un noto slogan; così, posta l’equivalenza sionista-fascista, non sarà ‘reato’, colpire il ‘sionista’, qualsiasi cosa questo voglia dire.
Uscire da questo schema binario, quale che sia la questione in campo, sarebbe il primo passo di una sinistra compiutamente antifascista, in grado di misurarsi senza ostracizzazioni con differenti opinioni e altre identità, e antistalinista, che non veda nel dissenso un termine da spurgare, una difformità da cancellare, in nome di una purezza ideologica di cui la prima vittima è la complessità del reale.
Cosimo Nicolini Coen e Sabina Zenobi
NES Noi Ebrei Socialisti
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Data: 2026-04-26
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

un’analisi ineccepibile importantissimo che sia stata sviscerata la questione dello stalinismo che a sinistra a profondamente introiettato nel proprio inconscio ‼️ io penso che la sinistra stalinista più che fascista
RispondiEliminagravissimo comunque, mi sembra anche La decisione di escludere Israele Alla biennale di Venezia
Equiparando alla Russia,a un paese aggredito Israele è uguale a un paese aggressore, qual è la Russia?
Andando a toccare la possibilit di esprimersi e di raccontarsi degli artisti di un paese democratico, quale Israele‼️
Stalin, colpiva con particolare cura gli artisti, i poeti, gli scrittori fino anche i musicisti, ritenendoli pericolosi oppositori!!
firma, un commento sopra sono Ester Marcovecchio
RispondiEliminahttps://opinione.it/editoriali/2026/04/27/lapo-levil-25-aprile-ugo-citterio-antifascista-milano/
RispondiEliminaBisognerebbe anche ricordare, come nell'articolo di cui sopra, che Togliatti rese l'ex presidente del tribunale della razza Azzariti sia maledetto il suo nome guardasigilli. Bisognerebbe ricordare l'antifascismo serio e organico, antecedente l'armistizio, dei pochi, e l'antifascismo più o meno di comodo dei 'molti', dopo l'armistizio. armistizio, ossia resa dei Savoia, reso possibile dalle forze alleate - per cui il 25 aprile dovrebbe essere inondato di bandiere statunitensi oltre che britanniche e francesi.
Centinaia di ebrei italiani hanno combattuto la resistenza partigiana. Lo hanno fatto nelle Brigate Garibaldi, in Giustizia e Libertà, nelle Brigate Matteotti. Cioè nelle formazioni partigiane.
RispondiEliminaLa Brigata Ebraica è stata un reparto regolare dell’esercito britannico, fondata da Winston Churchill con la volontà di separare gli ebrei dal pre-esistente Reggimento Palestina, in cui ebrei e arabi combattevano insieme. La Brigata Ebraica britannica, che ha compiuto alcune operazioni militari in Italia nella primavera del ‘45 al fianco delle truppe angloamericane, non è mai stata una formazione partigiana. Chi dice il contrario sceglie di cancellare la storia dei tanti partigiani ebrei che diedero la vita per liberare l’Italia. Primo Levi, Eugenio Curiel, Umberto Terracini, Emilio Sereni, Mario Fiorentini: sono solo alcuni dei loro nomi. Partigiani ebrei o di ascendenza ebraica di cui onoriamo la memoria e la lotta.
Il punto non è cosa fu o non fu la Brigata Ebraica ma cosa è diventato, e forse non da oggi, l'antifascismo (o ciò che viene spacciato per tale): un dispositivo retorico per legittimare le purghe di chi non è allineato a una determinata linea di pensiero - grazie al cielo non fu questo l'antifascismo, altrimenti in lugo del CLN avremmo avuto, sul modello titino, le formazioni armate del PCI di Togliatti, fedele di Stalin. L'antifascismo oggi egemone (a sinistra) è quello che permette di tacciare di 'fascisti' i 'sionisti' o chiunuque non si allinei con la narrazione propal finanziata dal capitalismo qatariota e dal regime islamista di Theran, facendo sì che il corteo che ricorda la Liberazione dal nazifascismo (indi anche e necessariamente il ruolo degli Alleati, senza di cui non vi sarebbe stata la resa dei Savoia e, a partire dalla fedeltà dei militari al Re firmatario della resa e non al Duce, il fenomeno della resistenza partigiana) sia stato invaso da bandiere 'palestinesi' (ossia, giordane senza simbolo della monarchia giordana), invetate da gruppi nazionalsocialisti e islamisti arabi, negli anni '30 alleati di Hitler in chiave antinglese e antisemita, esattamente come oggi antiamericani e antisemiti è la sinistra. * bth: se per questo soldati ebrei erano presenti anche nelle fila degli eserciti alleati (Francia, USA, UK..) e, spostandosi a Est, dell'Armata Rossa - in tutti gli ordini e gradi - per non dire delle formazioni partigiane della popolazione ebraica dell'Est.
RispondiEliminaQuindi Nethaniau e il suo governo stanno conducendo una Guerra Santa? Tanto per capirci.
RispondiEliminaTanto per essere storicamente corretti con l' anonimo che parla della bandiera palestinese attribuendole un'origine nazionalsocialista:" La bandiera palestinese, composta da tre bande orizzontali (nero, bianco, verde) e un triangolo rosso, nasce dalla rivolta araba contro l'Impero Ottomano nel 1916. Adottata dall'OLP nel 1964, simboleggia l'identità nazionale e la sovranità, derivando dai colori panarabi. È stata spesso oggetto di restrizioni da parte di Israele, specialmente dopo il 1967.
RispondiEliminaOrigini e Significato
Rivolta Araba (1916-1918): Progettata dallo Sharif Hussein, la bandiera nasce per rappresentare la ribellione araba contro l'Impero Ottomano.
Colori Panarabi: I colori - nero, bianco, verde e rosso - sono i colori panarabi, che rappresentano diverse dinastie o periodi della storia araba e islamica.
Significato dei Colori:
Nero: Storicamente associato agli Abbasidi, talvolta anche al lutto.
Bianco: Associato agli Omayyadi.
Verde: Associato ai Fatimidi e comunemente legato all'Islam.
Rosso: Associato agli Hashemiti e alla dinastia di Sharif Hussein.
Resolfin
Resolfin
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Evoluzione Storica
1917: Diventa simbolo del Movimento Nazionale Arabo.
1936-1939: Utilizzata durante la Grande Rivolta Palestinese.
1948: Re-adottata dalla società accademica palestinese.
1964: L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) la adotta ufficialmente.
1967: Dopo la guerra dei Sei Giorni, l'uso della bandiera viene vietato da Israele nei territori occupati.
1993: Con gli accordi di Oslo, viene riconosciuta come bandiera dell'Autorità Nazionale Palestinese.
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