LectioNES - La Rubrica dei Memoranda
LectioNES
La Rubrica dei Memoranda
Oggi, 19 aprile 2026, Noi Ebrei Socialisti celebriamo l’eroica rivolta del Ghetto di Varsavia pubblicando alcune pagine del libro Mila 18 di Leon Uris. E’ il nostro omaggio al coraggio dei Combattenti Ebrei che decisero di affrontare l’esercito nazista per morire da donne e uomini liberi, fedeli alle proprie leggi.
Buona lettura!NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per Diritti Umani
Leon Uris, MILA 18
(...)Deve esserci un errore. Quelli là dentro sono ebrei!
– Ho preparato un comunicato-stampa nel quale si dice che non si tratta di ebrei, ma di bande di fuorilegge polacchi che avevamo scoperto nel ghetto e che volevamo spazzar via. II fuoco non è stato aperto da ebrei, ma da banditi, eccetera eccetera.
– Ebrei?! Gli ebrei hanno cacciato dal ghetto il Corpo Reinhard?! Gli ebrei?!
– Gli ebrei – disse von Epp.
Funk rovesciò il vassoio, si mise in piedi con fatica su un fondo sdrucciolevole della vasca, saltò fuori e corse in salotto. Un ufficiale sanguinante e tremante gli si parò davanti.
– Untersturmführer Dolfuss – disse sbattendo i tacchi davanti al generale nudo e grondante acqua.
– Parlate, che Dio vi maledica!
– Siamo stati presi nel mezzo di un terribile fuoco incrociato…
– Dove?
Il sottotenente, confuso, si sforzava di trovare la via Zamenhof e la via Mila sulla carta topografica stesa sul tavolo.
(…)
Mezzogiorno.
Sei panzer di media grandezza entrarono sferragliando per la porta Swientojerska e costeggiarono il muro dirigendosi verso la via Zamenhof e la zona centrale del ghetto. I cannoncini e le mitragliatrici erano puntati contro le case.
I motori facevano un gran baccano e, per il peso dei carri armati, i muri tremavano.
I Combattenti della Compagnia di Ana Grinspan si sentirono gelare dal terrore quando guardarono nella strada. Che cosa si poteva fare con delle semplici pistole? I panzer passarono quasi sotto le canne degli inutili fucili e svoltarono in via Zamenohof … le torrette si giravano ora in qua ora in là, minacciosamente, prendendo di mira i piani più alti delle case allineate sui due lati della strada. I cannonieri spiavano attraverso le feritoie le finestre e i tetti, dove però non si vedeva segno né di movimento né di vita. Dov’è ora quell'esercito ebraico? Provino, ora, a sparare!
Mentre i panzer si dirigevano rombando verso la sua zona, Andrei tentò di raccogliere le idee. Se quelli sparavano sulla sua gente costringendola a mettersi al riparo o se questa se ne stava addirittura rintanata, i tedeschi si sarebbero impadroniti del ghetto immediatamente. Ma come fermare i carri armati? Per un attimo un pensiero torturante lo tentò: forse noi siamo dei vili, forse tutto il nostro spirito combattivo è sfumato dopo il primo fortunato agguato.
Come il primo carro ebbe superato l’incrocio con via Kupiecka, una figura solitaria sfrecciò nella strada cosi rapidamente che i cannonieri non fecero a tempo a investirla del loro fuoco. La sagoma umana corse diritta davanti al primo panzer.
Andrei vide quell’unico, solo Combattente ebraico attaccare il carro armato. Il berretto, cadendo, rivelò una testa di lunghi capelli rosso-fiamma. Era una donna! Con il panzer quasi sopra di lei, la ragazza gettò fra i cingoli una granata a tubo; il carro armato vi passò quasi sopra e la fece esplodere. Con un fremito risonante il cingolo si sganciò dalle guide e il mostro d'acciaio girò su se stesso, reso inoffensivo. La ragazza dai capelli rossi era rimasta sotto, schiacciata.
I Combattenti allerta sui due lati della strada trasformarono gli altri carri armati in bare d’acciaio. Come dal ciglio di un burrone gli ebrei fecero piovere una gragnuola di bombe incendiarie. I panzer giravano su se stessi, sparavano all’impazzata contro un nemico invisibile, cercando di scrollare dalla loro corazza d’acciaio le faville di fuoco, ma la pioggia di bottiglie incendiarie si infittiva, e i carri armati sempre più si ingolfavano nelle fiamme, tramutandosi in altrettanti inferni. I Combattenti già si avvicinavano strisciando per rendere più certi i loro colpi.
A uno a uno gli sportelli si spalancarono, e i carristi, mezzo asfissiati, accecati e arsi, scesero goffamente sulla strada a farsi massacrare dal fuoco incrociato dei nemici.
Crepuscolo della sera.
I cadaveri dei tedeschi vennero spogliati delle uniformi, delle armi e delle munizioni e ammassati sulle cordonate dei marciapiedi, là dove un tempo venivano accatastati i cadaveri degli ebrei.
Tacevano i carri armati, semidistrutti, fumiganti.
Le strade erano ripiombate nel silenzio.
Tolek Alterman fu il primo a risalire dal bunker di via Mila 18. Con tutta la forza dei suoi polmoni gridò:
– I tedeschi se ne sono andati! I tedeschi se ne sono andati! Allarme verde!
– Allarme verde – echeggiò una voce.
Segnali a mano da ogni parte ... i portaordini sfrecciarono da isolato a isolato.
– Salve, Haifa! I tedeschi hanno lasciato il ghetto! Allarme verde!
– Beersheba! Allarme verde!
Le grida, gli urli di gioia rimbalzavano di casa in casa. E la gente usciva nelle strade e si abbracciava e saltava e faceva capriole e si stringeva e parlava forte e gridava e piangeva di giubilo.
Dopo pochi minuti i cerchi della hora volteggiavano in mezzo alla strada, e i civili, che si erano sottratti ai rumori della battaglia, salirono l’uno dopo l’altro in preda allo “choc” e allo stupore, e baciavano e abbracciavano i Combattenti.
Andrei e gli altri comandanti tolleravano quelle infrazioni alla disciplina. Niente poteva soffocare l’esultanza di quegli uomini e di quelle donne che da tre anni aspettavano quel momento di trionfo.
Gabriela udì alla sua radio la voce di Alexander Brandel, e così la udì tutta Varsavia.
– Compatrioti polacchi! Oggi, 19 aprile 1943, abbiamo sferrato un colpo nella lotta per la libertà. Per primi ci siamo ribellati alla tirannia nazista. Questa sera, dopo aver cacciato i boia tedeschi dal ghetto, le Forze Ebraiche Riunite occupano l'unico pezzo libero del territorio sovrano della Polonia. In passato vi abbiamo pregato di unirvi a noi e ancora vi rinnoviamo la preghiera. In misura sgomentante, i tedeschi ammazzano cittadini polacchi nelle camere a gas di Auschwitz. Essi vogliono trasformare l'intera Polonia in un unico campo di lavoro forzato assassinando più della metà dei suoi cittadini. Non contano più le differenze che ci dividono. La lotta per la sopravvivenza ci accomuna.
Unitevi a noi! Aiutateci a distruggere il tiranno!
(…)
Questo esercito di fortuna, privo di armi vere e proprie, tenne a bada per quarantadue giorni e quarantadue notti la più potente forza militare che il mondo abbia mai conosciuta! Sembra impossibile, tanto più che molte nazioni cedettero nel giro di ore all'attacco micidiale dei tedeschi.
L'intera Polonia resistette meno di un mese.
Quarantadue giorni e quarantadue notti!
(…)
Ecco cosa mi disse Alexander Brandel:
(...) Eppure quelli che lottarono, di qualunque natura fossero le loro ragioni personali per farlo, quando si riunirono tutti insieme per la lotta, obbedirono al patto stretto con Dio di opporsi alla tirannide. Abbiamo tenuto fede alle nostre antiche tradizioni di difendere le "leggi". Alla fine fummo tutti ebrei!".
(…)
Leon Uris, Mila 18. Il testo qui riportato è tratto dall'edizione italiana Mondadori 1971.
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Data: 2025-04-19
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti



questo racconta di che pasta siamo fatti quando ha difficoltà sembra insuperabile‼️ un popolo che ama la vita
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