EVANGELIZZAZIONE E IMPERIALISMO
EVANGELIZZAZIONE E IMPERIALISMO
Memorie da un genocidio sconosciuto:
gli Herero e i Nama della Namibia
Nella piccola piazza prospiciente l’ingresso del Mémorial de la Shoah di Parigi è possibile fermarsi a leggere alcuni pannelli di una mostra dedicati alla memoria del genocidio dei popoli Herero e Nama - considerato il primo genocidio del XX secolo - perpetrato dalla Germania imperiale nel territorio dell'odierna Namibia.
La storia comincia con l’evangelizzazione del popolo Herero in Namibia, che fu guidata dal 1840 per oltre mezzo secolo dalla Società Missionaria Renana (Rheinische Missionsgesellschaft). Il popolo resistette alla conversione per decenni, ma l'impatto di una delle più grandi società missionarie protestanti in Germania sulle popolazioni indigene fu profondo e tragico.
Il modo in cui i missionari gestirono le loro congregazioni indigene mostrano qualità coloniali intrinseche. I prolungati tentativi di distruggere e annientare intere popolazioni con la conversione, l’assimilazione e la risocializzazione nelle missioni o nei collegi ebbero un effetto devastante. La storia delle missioni cristiane e dell’imperialismo tedesco si intrecciarono e si susseguirono in un sottile confine ambiguo tra evangelizzazione, azione diplomatica e complicità coloniale.
Abiti in stile coloniale introdotti nel corso del XIX secolo dai missionari tedeschi in Africa sostituiscono quelli tradizionali considerati immodesti.
Tra il 1904 e il 1908 circa l'80% del popolo Herero e il 50% del popolo Nama furono sterminati dalle forze del Secondo Reich: si trattò di circa 65.000 Herero e di 10.000 Nama.
Gli studi iniziarono in Francia negli anni ’90 e solo nel 2021 la Germania riconobbe le proprie responsabilità storiche nei confronti di alcuni popoli dell’ex protettorato tedesco del Sud-Ovest Africano, fondato il 7 agosto 1884.
La guerra coloniale nell'Africa Tedesca del Sud Ovest (1904-1905).
A metà del XIX secolo, tra le popolazioni che abitavano la regione corrispondente all'odierna Namibia centrale figuravano gli Herero, i Nama, i Baster, i Damara, i Khoisan e gli Ovambo. Le prime truppe tedesche sbarcarono nella colonia nel 1889, al comando di Curt von François.
Alcuni capi tribù avevano fin dall’inizio compreso la portata della minaccia coloniale e avevano formato un’alleanza difensiva. Nonostante i tentativi del capo Herero, Samuel Maharero, di consolidare l'alleanza con i tedeschi, gli abusi commessi da questi ultimi continuavano a moltiplicarsi. Gli ufficiali tedeschi si resero responsabili di stupri, percosse e omicidi ai danni degli africani, agendo nella totale impunità.
Il 12 gennaio 1904, mentre le truppe tedesche erano impegnate a sedare la "ribellione" dei Nama Bondelswart nel sud, gli Herero di Okahandja — esasperati dalle ingiustizie perpetrate e dalla continua perdita di territori — attaccarono fattorie, attività commerciali e infrastrutture coloniali tedesche. Tali attacchi scatenarono una brutale repressione da parte di soldati e coloni, protagonisti di linciaggi e rappresaglie indiscriminate. In Germania, resoconti esagerati di questi attacchi alimentarono un clima di fervore bellico. Con il diffondersi delle violenze, la rivolta locale degenerò in un conflitto su larga scala, costringendo il capo Samuel Maharero a schierarsi con i "ribelli". Con grande disappunto dei politici di Berlino, i suoi uomini riuscirono inizialmente a tenere testa alle truppe tedesche guidate dal generale Leutwein ricorrendo alla guerriglia.
Nel giugno 1904 arrivò il generale Lothar von Trotha al comando di migliaia di soldati. Von Trotta passa alla storia per la brutale condotta. Mise per iscritto che all’interno dei confini coloniali tedeschi tutti gli Herero, armati o disarmati, compresi donne e bambini, dovevano essere sterminati o cacciati nel deserto senza pietà. A differenza del suo predecessore, che sperava di porre fine al conflitto per via diplomatica, von Trotha era determinato ad annientare gli Herero per garantire il predominio tedesco.
Vignette razziste intitolate “La Forza dell’Abitudine”.
I prigionieri Herero — uomini, donne e bambini — vennero internati in campi di concentramento (Konzentrationslager) e impiegati come manodopera coatta, in particolare per la costruzione della nuova ferrovia. Le condizioni di vita in questi campi erano spaventose. I prigionieri disponevano solo di ripari di fortuna e non avevano accesso a servizi igienici. Le giovani donne subivano frequenti stupri. Migliaia di persone morirono a causa dei maltrattamenti, della malnutrizione e delle malattie. Il calo del numero dei prigionieri emerge chiaramente dai rapporti mensili redatti dalle autorità distrettuali, che classificavano meticolosamente i detenuti come idonei al lavoro (arbeitsfähig) o inidonei (unfähig).
La guerra terminò ufficialmente il 31 marzo 1907, ma i campi non furono chiusi prima del 27 gennaio 1908. Quando i Nama deposero le armi, furono a loro volta internati in campi di concentramento. Nel settembre del 1906, 1.700 prigionieri Nama furono trasferiti nel campo allestito a Shark Island, vicino alla città portuale di Lüderitz, dove il tasso di mortalità era eccezionalmente elevato. Vi erano già internati circa 2.000 Herero, che soffrivano il freddo, la mancanza di cibo e i maltrattamenti. All'arrivo dei Nama — già indeboliti dai lavori forzati a cui erano stati sottoposti nel Nord — le loro condizioni di salute peggiorarono rapidamente. Uomini, donne e ragazzi più grandi vennero sistematicamente impiegati nella costruzione di un molo nel porto di Lüderitz, fino alla morte.
Nel 2001, il popolo Herero, guidato dal capo supremo Kuaima Riruako, ha intentato una causa contro il governo tedesco negli Stati Uniti. Sebbene la causa sia stata respinta, la richiesta di risarcimento è stata alimentata dalle scuse parziali offerte nel 2004 e dal rimpatrio dei resti delle vittime Nama e Herero del genocidio. Infine, nel luglio 2016, il governo tedesco ha annunciato l'imminenza di scuse ufficiali: un passo significativo nel lungo processo di confronto con la dolorosa storia condivisa dai popoli Nama e Herero, che si conclude nel 2021, anno del riconoscimento del genocidio da parte della Germania.
Lo scopo di tutte le imprese coloniali ottocentesche consisteva nell’arricchimento del proprio paese a scapito delle altre nazioni, specie di quelle economicamente più deboli. Oltre al saccheggio economico, si aggiungeva la violenza razziale che si esprimeva in maniera spesso brutale. I neri erano chiamati dai colonizzatori europei “babbuini” e venivano considerati come semplice materiale umano da utilizzare come forza lavoro o per lo sfruttamento sessuale.
Come scrive lo storico Georges Bensoussan, esiste un nesso molto stretto tra la politica coloniale africana tedesca prima del 1919 e la politica di asservimento e sterminio che sarà adottata vent’anni più tardi in Europa orientale contro gli slavi e contro gli ebrei [1]. Come ha più volte spiegato Bensoussan, l’ex direttore del Mémorial de la Shoah di Parigi, affinché si possa parlare di genocidio occorrono alcuni elementi essenziali, tra i quali, ad esempio, l’intenzione specifica di distruggere e annientare, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico o religioso. L’intento genocida deve essere provato tramite fonti scritte e orali accertate e non può basarsi sui morti civili durante un conflitto armato. Questo intento era stato chiaramente espresso dal Secondo Reich nei confronti delle popolazioni indigene del Sud Ovest dell’Africa.
Esiste anche un nesso tra evangelizzazione forzata e genocidio, e non solo in Namibia. Se la Germania ha finalmente riconosciuto, dopo oltre un secolo, di avere effettuato il primo genocidio del XX secolo ai danni dei popoli Nama ed Herero, le Missioni che hanno convertito e distrutto questi popoli non hanno finora riconosciuto le loro responsabilità.
Le conseguenze dell’evangelizzazione sono note: assimilazione e annientamento di culture millenarie, genocidio di popoli indigeni, depredazioni di risorse e ricchezze, schiavitù di massa. Proclamata urbi et orbi quale opera di amore universale, l’evangelizzazione continua a rappresentare un’offesa e una minaccia verso quei popoli che non si riconoscono nel Vangelo e che praticano una propria cultura.
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani e NES Noi Ebrei Socialisti chiediamo di inserire la teoria e la pratica dell’evangelizzazione fra i crimini contro l’umanità.
Ulteriori informazioni sulla mostra sono reperibili al seguente link:
NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani
NES Noi Ebrei Socialisti
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Data: 2026-07-09
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti
[1] G.
Bensoussan, Genocidio. Una passione europea, Marsilio, Venezia 2009, pagg.
270-271.



Il Genocidio degli Herero e dei Nama 'aprirono' la strada al genocidio armeno cui seguì la Shoah, canonizzata, caso unico, ne la Mia Battaglia di Adolfo Hitler
RispondiEliminaGrazie dell'interessante contributo. Vi sono analisi discordanti circa la continuità tra genocidi in contesto coloniale, genocidio di armeni a opera di nazionalisti turchi e shoah; bisgna fare attenzione a ridurre tutto su un unico piano (viceversa, quanto cerca di fare il cosiddetto pensiero post-coloniale). L'evangelizzazione forzata, dove vi è stata, andrebbe distinta dal più ampio processo di evangelizzazione, che ha permesso la diffusione del messaggio monoteista biblico, attraverso pratiche di alfabetizzazione e superando idolatrie pagane. Risulta problematico pensare alla colonizzazione e, a più forte ragione, all'evangelizzazione in termini di 'crimini contro l'umanità', mentre possono aver dato vita a fenomeni 'criminosi'. La diffusione del messsaggio monoteista è stata accolta da milioni di esseri umani, che hanno riconosciuto nei racconti di antico e nuovo testamento un percorso di emancipazione spirituale e materiale, come mostra la vicenda dei molti afroamericani cristiani.
RispondiEliminaViceversa se si nega tout court valore di evangelizzazione logica vuole che non ci si possa più richiamare alla matrice di emancipazione che il racconto di Esodo ha avuto per afroamericani e discendenti convertiti ('evangelizzati') al cristianesimo
EliminaUn lavoro prezioso, la testimonianza sul genocidio degli Herero e dei Nama, che aiuta anche a mettere in luce il legame tra antisemitismo - quale versione 'scientista', secondo scienze e ideologie dell'epoca, dell'antigudaismo - e razzismo 'scientifico', o scienze 'razziali' occidentali. A mio modo di vedere la vostra conclusione politico-programmatica attesta una concezione 'laicista' e, mi permetto di dire, un po' manichea. Mentre la 'scienza', a partire dalla 'frenologia', pretendeva distinguere - finanche in buona fede, secondo un approccio positivista ritenuto organico al progresso della conoscenza - su basi 'fattuali' tra gruppi umani gerarchicamente differenti, la Chiesa ricordava l'unità di ogni essere umano a immagine di D. o. Un'analisi che abbia fatto proprie le lezioni delle critiche alla ragione illuminista già di Adorno permetterebbe di riconoscere che alla base di quei crimini vi era la 'ragione' - economica e scientifica - mentre la 'fede' rappresentava l'ideale di unità del genere umano. D'altronde anche in epoca recente proprio in base alla 'scienza' (che diviene 'presunta' solo ex-post mentre fintanto che serve al potere viene presentata come incontrovertibile e fattuale) sono state avallate politiche discriminatorie, esempio di biopolotica 2. 0, tra cittadini di seria A e B: il super-green pass voluto dalla sinistra autoritaria-populista. Quella stessa sinistra che per stare 'al passo con i tempi', dopo la Scienza abbraccia i dogmi delle Scienze Umane del Post Colonialismo presentando come un 'fatto' il 'genocidio' a Gaza, altrettanto di quanto in base allo stesso dogma progressista sarebbe un fatto il carattere anacronistico e intrinsecamente reazionario dello stato-nazione indi di Israele. Stiamo pur certi che alla lente 'post-coloniale' la barbarie di Hamas è letta alla stregua delle violenze ed esazioni di Herero e Nama verso le fattorie dei coloni tedeschi. Jacopo S.
RispondiEliminaGrazie NES. Dopo aver letto il vostro pezzo ho ritrovato questo articolo della storica Anna Foa sui medesimi avvenimenti; Foa indica (in data non sospetta) come uno dei tratti che caratterizzano un genocidio è la sua negazione, mentre è in essere, da parte dei suoi perpetuatori. https://it.gariwo.net/magazine/editoriali/negare-minimizzare-e-giustificare-i-genocidi-10932.htm
RispondiEliminaMi sembra però che voi di NES abbiate differente analisi, o sbaglio ?
Ne parla Bartov, indicando analogie con la condotta israeliana: https://www.nytimes.com/2026/07/21/opinion/israel-gaza-palestinians-genocide.html?unlocked_article_code=1.zVA.E5CR.U1nVeyk_Berb&smid=wa-share
RispondiEliminaContinuare a reiterare la menzogna del genocidio a Gaza serve solo a preparare la futura distruzione dello stato di Israele, rovesciando la realtà storica dell'aggressore e dell'aggredito.
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