COMUNICATO STAMPA 2


COMUNICATO STAMPA
La Resistenza, un valore insuperato, 
un contributo strategico.

Sono bastati pochi giorni. L'intesa tra ANPI nazionale e UCEI — un documento già debolissimo, costruito sul poco o nulla — è stata smentita nei fatti dalle sue stesse sezioni. Da Torino a Maglie, da Milano ai comitati provinciali ANPI, numerose prese di posizione virulente e apertamente antisemite hanno fatto a pezzi l'accordo prima ancora che l'inchiostro fosse asciutto. La base ha detto senza filtri ciò che i vertici non avevano il coraggio di scrivere:

ANPI Valle Imagna Sezione Anna Papis https://www.facebook.com/share/p/197ctLJGBx/

ANPI Milano Città Studi - Sezione 25 Aprile https://www.facebook.com/share/p/1ANTD3yhc4/





Il ruolo dei combattenti ebrei liquidato come "insignificante". L'esposizione di una bandiera definita "provocazione" e di un'altra definita "resistenza". L'esclusione dai cortei di chi non accetti di rinnegare una parte di sé, teorizzata nero su bianco. E c'è chi arriva a scherzare sulle pallottole.

Diciamolo senza le cautele di rito: questo è antisemitismo, perché dopo la Shoah l’antisionismo è una forma socialmente accettabile in cui si esprime l’odio contro gli ebrei. Ma non esiste un antisionismo accettabile e uno degenerato. L’antisionismo è la negazione al solo popolo ebraico di ciò che a ogni altro popolo si riconosce come ovvio: avere diritto (confermato dall’Onu nel 1947) ad una propria nazione. Si tratta del vecchio antisemitismo di cui è pervasa la società italiana, cambiano il lessico, le bandiere, le giustificazioni morali, mai la sostanza.

Permane una diffusa ignoranza della storia ebraica, la logica del “genocidio” e di un Israele criminale. Persistono l’accusa di cospirazione e che il Sionismo sia razzismo, fascismo e il nemico dei partigiani. Persistono le false calunnie costruite ad arte in secoli di antisemitismo cristiano e in decenni di antisionismo. Le medesime accuse che ascoltammo alla Conferenza dell'ONU contro il razzismo di Durban, nel 2001. 
Le rigettammo allora e le rigettiamo adesso.

Ma c'è di peggio, ed è la cosa più odiosa. La falsa tesi del genocidio del popolo palestinese viene propagandata come verità acquisita e — questo è il punto — accostata alla Shoah. Gli ebrei trasformati nei nuovi carnefici, lo sterminio del popolo ebraico ridotto a metafora da spendere in piazza per ottenere un facile consenso. È revisionismo puro. E lo pratica proprio chi si proclama depositario della storia e custode della memoria, chi ha costruito la propria autorevolezza sul dovere di ricordare. Nessuno ha più responsabilità di loro, e nessuno la sta tradendo di più.

Un punto va poi chiarito una volta per tutte. L'UCEI è l'organismo di rappresentanza delle Comunità ebraiche italiane, non il gendarme delle iniziative legali che singole componenti del mondo ebraico decidono legittimamente di intraprendere. Pretendere che risponda di un esposto presentato da altri significa attribuire a un intero corpo collettivo la responsabilità degli atti dei suoi membri. È un meccanismo antico, e ha un nome preciso. Nessun'altra associazione italiana verrebbe mai trattata così. 
E rivolgersi a un tribunale non è "alzare i toni": è ciò che si fa in uno Stato di diritto quando si ritiene di aver subito un torto. Definirlo provocazione significa dire agli ebrei che perfino il ricorso alla legge, per loro, è un privilegio da negoziare.

Il dato di fatto è incontrovertibile: decine di comunicati di circoli in tutto il territorio che attaccano l’UCEI, la brigata ebraica, gli ebrei. I commenti sono pesantissimi. L’ANPI ha scelto la strada della rottura con gli ebrei.

Resta il nostro fermo desiderio: che l'ANPI la smetta, subito. Che smetta con l'antisemitismo che si dice antisionismo, che smetta di stabilire quali ebrei siano frequentabili e quali no. 
Il punto di partenza è uno solo: l'identità ebraica non è sostituibile né negoziabile, e non spetta ad altri deciderne il contenuto. 

L'ANPI è una costola di una sinistra che con gli ebrei deve tornare presto sui propri passi. Presto, finché è possibile. Perché un'associazione che entra ogni giorno nelle scuole e si presenta come maestra di memoria sta educando masse di giovani a forme molteplici e multicolori di antisemitismo: quello che si crede di sinistra, quello che si crede antifascista, quello che si crede persino umanitario. Sono forme diverse, ma il punto d'arrivo è uno solo. E potrebbe essere un punto di non ritorno.

Noi lo diciamo adesso, mentre siamo ancora in tempo.

La Resistenza è un valore insuperato del Novecento, un contributo strategico, fondante della nostra Repubblica e costituzione democratica. 

NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani

NES Noi Ebrei Socialisti

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Data: 2026-08-03
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

 

Commenti

  1. Nel comunicato precedente rigettevate il tentativo di intesa Ucei-Anpi (...). Comunque chi non ha Facebook non ouò verificare.

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  2. Andrebbe chiarito che l’ANPI non è più quella di una volta. Nel dopoguerra molti che la resistenza non l’avevano fatta, o addirittura l’avevano osteggiata, si fregiavano di essere stati antifascisti. Oggi, quando ormai di partigiani veri in vita non ce ne sono più, tanti si fregiano di appartenere all’ANPI. Data la mia età ho avuto la fortuna di incontrare partigiani veri, di varia estrazione e indirizzo politico: quelli erano uomini di un’altra pasta e di un’altra dirittura morale. Ormai nell’ANPI trovi di tutto, compresi personaggi che potrebbero tranquillamente militare in organizzazioni di estrema destra. Francamente lo stomaco mi si rivolta quando leggo certi commenti. Dentro all’ANPI c’è gente che difende i boia iraniani e i terroristi islamici, che si fa beffe della democrazia liberale (bella o brutta che sia). Si va dai radical chic agli emarginati sociali, poi naturalmente c’è gente per bene, ma quelli non hanno il fegato o la convenienza ad esprimere un’opinione chiara e netta. La Resistenza ormai andrebbe tolta al controllo dei quaquaraquà e affidata agli storici, magari di parte. Facciamola finita coi riti evocativi e guardiamo al presente e alle sfide che il presente offre. Una sfida è sicuramente quella di decidere se si sta dalla parte di Israele (con tutte le critiche anche feroci che il suo governo merita) o da parte degli Ajatollah assassini.

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  3. grazie Nes ; cosa dice la FIAP (Federazione Italiana Associazioni Partigiane) ? sebbene indubbio sia il contributo delle Brigate Garibaldi e quindi di PCI, sarebbe anche il tempo di rompere l'egemonie delle memorie - alias la cancellazione dall'antifascismo delle sue diverse anime e componenti - su cui basa (pretestuosamente forse, come ricorda l'ultimo commento) la sua egemonia politica l'ANPI, e più ampiamente a partire da cui 'la' (una certa) Sinistra pretende riscrivere la Storia e le storie. Non hanno il monopolio dell'antifascismo (lungi da ciò, data la collusione non solo strumentale ma finanche purtroppo ideologica di Stalin e Commintern con nazismo, volendo [si vuole?] dimenticare la barbarie intrinseca dello stalinismo). Non hanno titolo per decidere chi è 'legittimo' e chi no, chi è 'democratico' e chi no (proprio loro, che la democrazia la gettavano come residuo borghese-liberale in nome di un bene Collettivo, o del Bene come collettivo cui sacrificare le libertà indiivudali e gli Individui)

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  4. Mi spiegate cosa c'entra la bandiera israeliana col 25 aprile? Perché proprio non capisco: israele non esisteva nel '45.

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