UNA TESHUVÀ PUBBLICA E COLLETTIVA
UNA TESHUVÀ PUBBLICA E COLLETTIVA
Aspettando Hoshana Rabbà
וְשַׁבְתָּ֞ עַד־יְהוָ֤ה אֱלֹהֶ֙יךָ֙ וְשָׁמַעְתָּ֣ בְקֹל֔וֹ
Ritornerai al Signore tuo D-o e ascolterai la sua voce (Devarim 30,2)
Secondo l’insegnamento dei maestri il giorno di Yom Kippur è un giorno di festa, la festa della libertà, proprio come Rosh haShanà, perché in quel giorno gli ebrei ricevettero da Mosè le seconde tavole della Legge. Il tempo tra Rosh haShanà e Kippur è un periodo di libertà.
Anticamente gli schiavi venivano liberati nel giorno di Kippur dell’anno del Giubileo (Jovel), sebbene avessero smesso di lavorare già dal giorno di Rosh haShanà.
Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. (Vaikrà 25,10)
Gli schiavi liberati impiegavano quei giorni in feste e banchetti pagati dal padrone. Dopo Kippur, riprenderanno a lavorare per guadagnarsi da vivere, dunque solo per questi dieci giorni potranno godere appieno della libertà dal lavoro.
Anche le trasgressioni sono una schiavitù dalla quale bisogna liberarsi. Senza libertà non vi è possibilità di redenzione. Rav Oury Cherki sostiene che solo la libertà permette di fare Teshuvà (cfr. Rav Cherki, 3 settembre 2026).
La vera libertà consiste nel fare ritorno a Casa, una sorta di Teshuvà collettiva, accompagnata dal suono dello shofar:
E avverrà in quel giorno: si suonerà con un grande shofar e verranno i perduti nella terra d'Assiria e i dispersi nella terra d'Egitto, e si prostreranno davanti al Signore sul monte santo, in Gerusalemme. (Isaia 27,13)
וְהָיָה בַּיּוֹם
הַהוּא יִתָּקַע בְּשׁוֹפָר גָּדוֹל וּבָאוּ הָאֹבְדִים בְּאֶרֶץ אַשּׁוּר וְהַנִּדָּחִים
בְּאֶרֶץ מִצְרָיִם וְהִשְׁתַּחֲווּ לַיהוָה בְּהַר הַקֹּדֶשׁ בִּירוּשָׁלִָם׃
Il suono dello shofar è un appello al risveglio, al ritorno, a conquistare la propria libertà di scegliere con responsabilità.
Rav Kook, in una celebre lezione del 1933, anno della presa del potere di Hitler in Germania, ha insegnato che ci sono tre tipi di shofar: il grande corno, lo shofar gadol, il corno di ariete che ricorda i meriti di Abramo e Isacco sul monte Moriah; lo shofar ottenuto dal corno di un animale kasher, nel caso non si trovi un corno di ariete; e, infine, un corno ricavato da un animale non kasher, su cui non si recita la benedizione (berachà), ma che può ugualmente servire per uscire d’obbligo (cfr. Rav Kook, Rosh Hashanah: The Call of the Great Shofar, 1933).
Come può il terzo shofar, tratto da un animale impuro, risvegliare le coscienze e permettere la Teshuvà ?
Il primo shofar è un richiamo per un grande risveglio spirituale e ideale; il secondo richiama alla responsabilità nazionale e politica, il grande progetto sionista del ritorno del popolo in Eretz Israel, un invito a vivere come un popolo libero nella Terra dei nostri padri; il terzo shofar, che proviene da un animale non kasher, è suonato da forze impure, da nemici che in ogni tempo minacciano l'esistenza del popolo ebraico e che ci spingono alla teshuvà e alla redenzione.
Ogni ebreo/a è chiamato/a a fare ritorno, ascoltando il suono che interroga ciò che siamo nel profondo.
Si avvicina Hoshana Rabbà, un'ultima chiamata alla responsabilità, alla libertà di scegliere, alla teshuvà. Ancora un'opportunità di affermare ed indirizzare un cambiamento.
Questi tre shofar sono tutti importanti; i loro suoni e significati s’intrecciano e si specchiano nella società ebraica. Bisognerebbe ascoltarli tutti e tre per intraprendere una coraggiosa teshuvà pubblica complessiva, spirituale, nazionale e politica che, suggellata dallo scuotimento a terra dei rami di aravà di Hoshana Rabbà, sia scudo e argine contro pericolose divisioni interne e allarmanti minacce esterne.
NES Noi Ebrei Socialisti


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