ALZATI ALLA PRESENZA DELLA CANIZIE (Vaikrà 19,32)

Foto di Luigi Israel Viola del NES
Secondo giorno di Chanukkà, 5786

ALZATI ALLA PRESENZA DELLA CANIZIE DI UN SAGGIO
(Vaikrà 19,32)


Oggi al tramonto finirà la festa delle luci, Chanukkà. Gli ebrei di tutto il mondo  hanno cantato Ma'oz tzurinsieme, in pubblico o nelle proprie case, un canto che risale al XII/XIII secolo. Scritto in Europa centrale al tempo delle crociate, si compone di sei strofe, di cui le quattro centrali fanno riferimento ad altrettante persecuzioni del passato: in Egitto, in Babilonia, in Persia al tempo di Achashverosh e, infine, nel periodo ellenistico, quando i seleucidi, che dominavano la terra di Israele, per imporre la loro cultura avevano introdotto leggi che limitavano o vietavano regole e pratiche ebraiche. La prima e l'ultima strofa, scritte al presente, ben rappresentano la sofferenza degli ebrei al tempo delle  crociate. La prima esprime la speranza per la ricostruzione del Tempio e per la sconfitta dei nemici; l'ultima, con forti allusioni anticristiane, invoca ancora una volta la punizione divina contro i nemici del popolo ebraico.

Si potrebbe pensare che tutto ciò ormai sia passato e, tuttavia, Noi Ebrei Socialisti denunciamo il processo plurisecolare in atto che mira a sostituire l’ebraismo attraverso pratiche di conversione, assimilazione, appropriazione, negazione, fino al punto di cancellarne l’essenza spirituale, l’identità nazionale, l’emancipazione politica e, addirittura, la Memoria delle persecuzioni.

Da secoli l’ebraismo viene giudicato, reinterpretato, screditato, combattuto, sostituito. È un processo continuo, che prende la forma esplicita dell’odio mentre in altri casi si maschera da ammirazione, filantropia, tolleranza universale. Il risultato è sempre lo stesso, denigrare o calunniare la voce ebraica per sovrapporsi, parlare e agire al suo posto.
L’antisemitismo è proprio la teoria e la pratica della sostituzione: sofisticato, di tanto in tanto apparentemente indulgente, paternalista e persino benevolo, molto pericoloso.

Conseguenza della teoria e della pratica della sostituzione sono una storia e una terra negate. Nel discorso geopolitico moderno, la sostituzione di Israele con la Palestina si traduce nell’accusa al popolo ebraico di colonizzare la terra. Altri popoli si proclamano i “veri eredi” della terra d’Israele, appropriandosi di una geografia “sacra” che non appartiene a nessuno se non alla sua storia e all’Eterno: "la terra non si potrà vendere in modo definitivo, perché la terra appartiene a Me voi siete solo come stranieri e abitanti temporanei" (Vaikrà 25,23). La narrazione antisionista, con le sue radici nell’antico disprezzo cristiano, nega non solo il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele, ma il diritto culturale del popolo ebraico a riconoscersi in un luogo. È un tentativo di dislocazione culturale: togliere agli ebrei la propria origine per ridurli a ospiti erranti della Storia.

Noi Ebrei Socialisti chiediamo un rispettoso riconoscimento dell’ebraismo. Contro ogni forma di appropriazione indebita, riaffermiamo che la voce ebraica non è un preludio da riplasmare, ma una presenza da ascoltare e rispettare; l’ebraismo non è un patrimonio a disposizione da reinterpretare, ma un’espressione della diversità culturale, che possiede ed esercita diritti e doveri che devono essere riconosciuti. Questo è un atto di verità e di giustizia politica.

Noi Ebrei Socialisti rigettiamo ogni forma di sostituzione, liberazione, appropriazione dell’ebraismo. La teoria e la pratica della sostituzione degli ebrei hanno portato lutti, espulsioni, persecuzioni, pogrom e ghetti. 
Invitiamo tutte le entità coinvolte a fare teshuvà e a misurarsi con l’autorevolezza dell’antico popolo ebraico, anziano e saggio, in un modo rispettoso e paritario: "Alzati alla presenza della canizie di un saggio, onora con il tuo comportamento la figura dell'anziano e temi il tuo Signore, Io sono l'Eterno." (Vaikrà 19,32).

NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani



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Data: 2025-12-22
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti




Commenti

  1. Il retaggio delle crociate nelle Comunitá Ashkenazite

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  2. Riflessione interessante, grazie. Forse un eccesso di retorica, impedisce la lucidità dell'analisi dello stato di cose presenti: oggi il pericolo non viene dal 'cristianesimo' ma dall'islamismo (che perseguita le minoranze cristiane) e dalla sinistra occidentale che, imprigionata nel proprio schema mentale, non vede (non vuole vedere) le conquiste della civiltà occidentale e i rischi che questa oggi corre. Così sono personaggi come Silvana De Mari, che rappresenta un pensiero cattolico conservatore con il quale si può certo dissentire, a indicare, con lo stesso coraggio con cui denuncia l'asservimento del corpo delle donne nelle pratiche di maternità surrogata e utero in affitto, il "vaso di pandora" dell'antisemitismo-sionismo contemporaneo. Nelle differenze culturali e politiche, bisogna riconoscere chi è oggi alleato e chi rappresenta oggi il pericolo esistenziale, per il popolo ebraico e per la tenuta della democrazie liberali.

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