L'ANTISEMITISMO DELL'EXPERIMENTUM CRUCIS


L'ANTISEMITISMO
 DELL'EXPERIMENTUM CRUCIS 

L’articolo di Antonio Scurati, pubblicato su la Repubblica di ieri, segna un ulteriore salto di qualità nell’antisemitismo colto che oggi circola negli ambienti intellettuali occidentali. Non l’odio urlato, non l’insulto gridato, ma la costruzione "scientifica" di un'accusa teologica "sperimentata", ripetibile, universale.

Paragonare l’azione militare israeliana a Gaza a un genocidio “perpetrato dalle vittime di allora”, fondare su questa tesi la presunta fine della morale occidentale e definire Gaza come experimentum crucis non è un esercizio retorico neutro. È un atto di accusa teologica. È la riproposizione, in un linguaggio laico (e non), dell’antica imputazione di deicidio.

Nel linguaggio scientifico un experimentum crucis è un esperimento decisivo, che serve a discriminare tra teorie concorrenti, producendo un risultato che ne conferma una e ne falsifica le altreNel lessico cristiano, experimentum crucis non indica una semplice prova, fisica o storica. Indica il corpo sacrificato che rivela la verità universale. Scrivere che Israele avrebbe condotto il proprio experimentum crucis sul “corpo martoriato di Gaza” significa affermare che gli ebrei, depositari della memoria della Shoah, avrebbero oggi crocifisso l’umanità stessa. È la riattivazione simbolica della colpa assoluta: ieri l’uccisione di Dio, oggi la distruzione della morale universale.

Questa non è analisi scientifica, né politica. È teologia dell’accusa.

Scurati non si limita a criticare un governo, una strategia militare o una guerra. Compie un’operazione ben più radicale: sovrappone la Shoah a Gaza, trasformando la memoria dell’annientamento degli ebrei in una clava morale contro gli ebrei stessi. È una forma avanzata di negazionismo: non nega Auschwitz, lo utilizza contro Israele; non cancella la Shoah, la sostituisce.

L’idea che l’ordine morale dell’Occidente sia nato esclusivamente dalla Shoah e che oggi venga distrutto “dalle sue vittime di allora” riproduce una logica perversa: gli ebrei non sono mai soggetti storici, ma sempre strumenti simbolici. Prima incarnazione del male subito, ora incarnazione del male inflitto. Mai persone, mai popolo, mai storia concreta. 

Immagini e paragoni evocati – Monaco 1938, Hitler, genocidio – non servono a comprendere, ma a schiacciare. Producono un effetto preciso: sospendere ogni distinzione, annullare il contesto del 7 ottobre, cancellare Hamas, dissolvere il concetto stesso di guerra per lasciare spazio a una colpa metafisica e metastorica. Non crimini da provare, ma peccati da espiare.

In questo schema, Israele non può che essere colpevole. Non per ciò che fa, ma per ciò che è. È l’ebreo tornato potente, e dunque insopportabile. È l’ebreo che non accetta più di essere solo vittima. È l’ebreo che, proprio per questo, deve essere ricondotto al banco degli imputati della storia universale.

Noi respingiamo questa costruzione.

Respingerla non significa negare la sofferenza dei civili palestinesi né chiudere gli occhi davanti agli orrori della guerra. Significa rifiutare la mistificazione che trasforma il dolore in liturgia accusatoria e la memoria in arma ideologica.

Quando la Shoah viene usata per accusare gli ebrei di genocidio, non siamo davanti a una difesa dei diritti umani. Siamo davanti alla loro profanazione.

Questo linguaggio grossolanamente antisemita, dal contenuto pseudoscientifico e pseudoreligioso, non salva la morale occidentale. La corrompe. E non apre alla pace. Prepara solo nuovi odi.
NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani


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Data: 2026-01-12
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

Commenti


Commenti

  1. Da cristiano mi permetto di affermare che l’analisi di Scurati non ha il minimo valore “teologico”, esprime in modo confuso una semplice valutazione personale, basata su analisi storiche infondate. Rappresenta in effetti un esempio della deriva del pensiero occidentale, sia di destra che di sinistra (per quanto ancora abbia senso tale distinzione). Invece di partire dai fatti, dai rapporti di forza, dal senso politico della sconfitta tragica cui è andato incontro il popolo palestinese, si fa leva su “sentimenti” orientati ideologicamente, dimenticando che la vera solidarietà con i popoli non può prescindere da un’analisi seria dei motivi che determinano la loro condizione “materiale”. Non sorprende che gli stessi che pontificano sulla tragedia storica di Gaza (dove è evidente che esistono responsabilità dell’attuale governo israeliano) si guardino bene dall’applicare criteri “teologici” alla tragedia del popolo iraniano o del popolo sudanese.

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  2. Come sempre, vi astenete totalmente da un sia pur minimo commento sulla " politica" ( se così si può definire quella del Governo dello Stato di Israele). Definirei il vostro articolo su critto col.araocchi

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  3. Decostruzione imparabile, Scurati non fa storia, né politica ma pessima teologia pre-conciliare, roba da cardinal Lefebvre.
    Bravo NES, continuate !!

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  4. Sottoscrivo sillaba per sillaba

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  5. Ci potete mandare l'articolo di Scurati per favore?

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  6. Condivido tutto e i contenuti delle parole di questo articolo sono molto elevati nei principi, nei valori, nell’onestà intellettuale

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