PRIDE AND PREJUDICE


PRIDE AND PREJUDICE

Il Comitato Roma Pride ha deciso di escludere l’Associazione Keshet Italia dal corteo dell’orgoglio LGBTQ poiché, in quanto organizzazione ebraica, non avrebbe condannato pubblicamente il presunto genocidio compiuto da Israele a Gaza.

Nel documento politico di Milano Pride si legge:
"La Resistenza Arcobaleno sostiene ogni sforzo autentico volto a porre fine all’invasione russa su larga scala dell’Ucraina e a garantire una pace giusta e duratura per il popolo ucraino. La Resistenza Arcobaleno esprime profonda indignazione per l’inazione – e in molti casi la tacita complicità – del governo italiano di fronte al genocidio documentato perpetrato dal governo israeliano in Palestina. …"

La questione è semplice ed è politica: se non ti genufletti e reciti il credo del “genocidio a Gaza”, se non condanni apertamente il “genocidio” sei escluso dal sindacato, dalle università, dai movimenti per i diritti civili (vegani, animalisti, vegetariani, omosessuali). Se non sottoscrivi il lasciapassare, ovvero quella piattaforma politica trasversale che include sempre il “genocidio a Gaza”, allora non sei gradito, sei escluso dai carri del Pride e dal corteo del 25 aprile, sei allontanato, bandito dalla Sinistra, ovunque.

La questione è politica, anche se si tratta di una fascinazione e il genocidio non c’è stato. Roger Waters e il suo movimento BDS hanno vinto?

Anche nel documento politico di Roma Pride si legge il requisito essenziale e irrinunciabile, la conditio sine qua non, per aderire e partecipare al corteo:
"In particolare, condanniamo con forza il genocidio e le violenze in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele che, in arrogante noncuranza del diritto internazionale, colpiscono la popolazione civile palestinese.
Denunciamo l’occupazione dei territori palestinesi e chiediamo lo stop alle colonie in Cisgiordania e il pieno riconoscimento della Palestina come Stato libero, sovrano e autodeterminato, così come l’escalation militare e le gravi violazioni che stanno investendo anche il Libano e la sua popolazione civile."

A proposito del Pride, a coloro che decretano espulsioni e lanciano scomuniche vale forse la pena ricordare il grande contributo ebraico dato alla lotta di liberazione contro il nazifascismo, così come alla nascita dei movimenti LGBTQ in Europa, in Israele e nelle Americhe. Vale la pena ricordare che l'attivista ebrea Brenda Howard, nata nel Bronx, è considerata l'ideatrice del Christopher Street Liberation Day (il primo Pride al mondo), organizzato per commemorare il primo anniversario della rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969, in cui la polizia, come d’abitudine, fece irruzione in un locale notturno di New York frequentato da omosessuali, lesbiche e transessuali per controllare i documenti e procedere ad eventuali arresti. Alcune donne transessuali si ribellarono alla violenza repressiva sopportata fino a quel momento, coinvolgendo negli scontri anche le altre persone che frequentavano i locali di ritrovo della comunità LGBTQ. Fu il poeta ebreo Allen Ginsberg, accorso nel Greenwich Village poco dopo gli scontri, a pronunciare la celebre frase secondo cui gli omosessuali, dopo gli scontri con la polizia, avevano "finalmente perduto quello sguardo ferito". Sempre in America, potremmo ricordare che fu un altro ebreo, Harvey Milk, il primo politico dichiaratamente gay della California e che in Italia, come in Francia, nel FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e nel F.H.A.R. (Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire) i gay e le lesbiche ebrei/e erano molto numerosi.

Mario Mieli nel saggio Come gli omosessuali, di rogo in rogo, divennero gay ricorda che “nel 1897, a due anni dalla morte di Karl Heinrich Ulrichs, grande pioniere della lotta di liberazione omosessuale in Germania, venne istituita a Charlottenburg la prima organizzazione ufficiale per la rivendicazione di diritti egualitari per i gay, il Comitato scientifico umanitario (Whk). Il Komittee fu fondato e diretto per oltre trentacinque anni da Magnus Hirschfeld (…). L’attività principale di tale organizzazione fu, per tre decenni, la campagna di petizione contro il paragrafo 175 del Codice penale tedesco, in vigore dal 1871 al 1994. Questo articolo criminalizzava i rapporti sessuali tra uomini e fu utilizzato dal regime nazista per sterminare e incarcerare migliaia di omosessuali nei campi di concentramento. Il sostegno alla petizione non venne soltanto da omosessuali: la firmarono oltre seimila «personalità» dell’epoca, di cui la metà erano medici. Nel 1898 il leader socialdemocratico August Bebel prese la parola al Reichstag per appoggiare la petizione, che fu firmata, tra gli altri, anche da Kautksy e da Bernstein.” Magnus Hirschfeld era ebreo.

Nel 1917, a seguito della Rivoluzione d'Ottobre, il governo bolscevico guidato da Lenin depenalizzò l'omosessualità nella Repubblica Russa, cancellando il Codice penale zarista, un traguardo storico per i diritti sessuali. Come noto tra i dirigenti bolscevichi molti erano ebrei. L’omosessualità tornò ad essere vietata in epoca stalinista.

Ancora oggi in molti paesi del mondo esistono leggi che prevedono la pena di morte per gay, lesbiche e persone transessuali, tra questi troviamo l’Arabia Saudita, l’Iran, gli Emirati Arabi Uniti, l’Afghanistan, la Somalia, la Mauritania, lo Yemen, l’Iraq, la Nigeria, il Pakistan, il Qatar e i Territori amministrati dai Palestinesi (Striscia di Gaza e ANP).
In oltre 50 nazioni, soprattutto in Asia e in Africa, gli atti omosessuali sono puniti con multe, pene detentive (che possono variare da pochi mesi all'ergastolo) o punizioni corporali.

Israele è il paese più inclusivo del Medio Oriente in materia di diritti LGBTQ. A Tel Aviv si tiene ogni anno uno dei Pride più grandi e partecipati al mondo, simbolo della visibilità e dell’inclusione raggiunta da una parte significativa della società israeliana, ma, nonostante questo, Milano Pride e Roma Pride condannano Israele e promuovono i paesi islamisti del Medioriente. Da molti anni si accusa Israele di praticare il pinkwashing (o "lavaggio arcobaleno") per descrivere quella che viene definita una strategia di comunicazione del governo israeliano volta a promuovere l'immagine del Paese come stato liberale, progressista e gay-friendly, distogliendo l’attenzione dalle violazioni di diritti umani nei territori palestinesi. Non poco rilevante è il fatto che Israele dà rifugio a molti palestinesi perseguitati a motivo dell’orientamento sessuale.

La rivoluzione gentile, come era definita la lunga battaglia per i diritti LGBTQ, condotta in modo pacifico e ironico, ha oggi dei rappresentanti che di gentile e ironico hanno ben poco. Le associazioni che organizzano i Pride nelle varie città italiane si preoccupano di inserire asterischi, schwa, x e numeri al posto delle vocali finali nei loro comunicati per essere più inclusive verso tutti, tutte e tuttu, ma escludono le femministe radicali, così come gli ebrei e le ebree che sono da sempre parte attiva di questi movimenti di liberazione.
In passato si combatteva per non essere denunciati per atti osceni e offesa al pubblico pudore, come capitò a Pier Paolo Pasolini, per non essere picchiati o licenziati dal proprio posto di lavoro. Si combatteva per non essere mai più sottoposti a cure, come capitò ad Alan Turing che, condannato in Inghilterra per "grave oscenità", per evitare il carcere accettò la castrazione chimica e morì suicida nel 1954. Si sfilava al Pride per ritrovare l’orgoglio di essere sé stessi, per vedere rispettata e riconosciuta la propria relazione d’amore, per avere gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali.

Ma cosa chiedono oggi gli organizzatori del Pride? Nel documento politico di Roma Pride leggiamo:
"- Rivendichiamo il pieno rispetto dell’autodeterminazione dell’identità di genere di ogni persona, anche piccola.
- Rivendichiamo con determinazione la Risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2026 nella quale si afferma, che le donne trans* sono donne e che il loro pieno riconoscimento è essenziale per l’efficacia delle politiche di parità di genere e di contrasto alla violenza di genere.
- Chiediamo che i percorsi di affermazione di genere, sia per le persone maggiorenni che per quelle minorenni, siano improntati alle moderne evidenze scientifiche e siano disponibili su tutto il territorio nazionale.
- Le persone transgender* devono essere pienamente riconosciute da tutte le federazioni italiane e avere la possibilità di gareggiare nelle categorie di genere che rispecchiano la propria identità, come previsto dalla Linee Guida del Comitato Olimpico internazionale del 2021."

Noi Ebrei Socialisti riteniamo che il rispetto dovuto alle persone transessuali, transgender o intersessuali, così come il riconoscimento dei loro diritti, non può e non deve avere come conseguenza la manipolazione dei minorenni, o la violazione dei diritti dei fanciulli e delle donne, che devono essere garantiti.
Noi Ebrei Socialisti riteniamo che le rivendicazioni contenute nel documento politico arcobaleno non convincono, non tutelano le donne, per esempio, nelle competizioni sportive o per quanto riguarda le pari opportunità nel mondo del lavoro, o nelle quote a loro riservate nelle liste politiche. Non tutelano i ragazzi minorenni nel loro sviluppo.

Oggi si rivendica il diritto alla Self Id (autodeterminazione di genere), in base al quale una persona transgender può ottenere il riconoscimento legale del proprio genere percepito tramite una semplice dichiarazione, senza l'obbligo di sottoporsi a valutazioni psichiatriche, terapie ormonali o interventi chirurgici. Anche le persone “piccole”, come vengono definite nel documento di Roma Pride, possono chiedere la somministrazione del farmaco triptorelina, analogo dell'ormone di rilascio delle gonadotropine, impiegato per inibire la produzione di ormoni sessuali e solitamente utilizzato in oncologia nei casi di tumore alla prostata e al seno, oppure in ginecologia per i casi di endometriosi. Questo farmaco veniva distribuito a decine di minorenni presso l’ospedale pubblico Careggi di Firenze per bloccare lo sviluppo puberale precoce o per gestire la disforia di genere fino a che il Ministero della salute, nel 2024, finalmente ha deciso di mandare gli ispettori. La terapia era stata autorizzata dall’Aifa “off label”.

Oggi le rivendicazioni del Pride rischiano di diventare omologanti e razziste, perché discriminano la diversità e minacciano di violare diritti umani fondamentali. Dal nostro punto di vista è il segnale di una crisi molto profonda, in cui la trasgressione alla norma eterosessuale è vista come la via maestra verso la liberazione.

Un esempio: la scrittura apparentemente inclusiva, con asterischi e schwa, è qualcosa di sovrastrutturale, che decontestualizza la lotta contro il razzismo, separandola da ciò che è reale. La x come il 3, la u oppure lo schwa in finale di parola vengono messi per superare genere maschile e femminile, e rappresentare un genere neutro. L'ideologia queer e transfemminista, pretende di creare e rivendicare una realtà che di fatto non esiste. Questo preoccupante scollamento dalla realtà produce percezioni alterate del corpo e, specialmente, del mondo. La questione non è più solo identitaria, ma politica, e anche qui si tratta di un abbaglio, di una fascinazione, proprio come il genocidio a Gaza, che non c’è stato.

La resistenza ebraica a farsi omologare da qualsiasi soluzione universalistica è stata garanzia di sopravvivenza per gli ebrei nei secoli ed è un monito perenne. È la lotta per la liberazione da ogni forma di schiavitù e sopraffazione, anche quando si tratta di una seduzione.

Agli amici di Keshet, a cui rinnoviamo la nostra solidarietà, diciamo che dietro le novità di un linguaggio moderno e apparentemente inclusivo, in realtà si manifesta un tentativo di omologazione: il solito dominio dell’(maschile) universale, che cancella le differenze, usando, quando necessario, anche la violenza. Questo tentativo di omologazione, che seduce e affascina, è politica; porta con sé un germe dissolutorio dell’ebraismo, e il pronto manifestarsi dell’antisemitismo e di altre forme di razzismo, prima di tutti verso i fanciulli e le donne.

Agli amici di Keshet diciamo anche di ripensare il motto “Il pride è identità, non è politica”, goffo tentativo di smorzare e sfuggire proprio alla pressione propal su Gaza. Quello slogan qualunquista, ebraicamente insostenibile, segna la crisi di un movimento di resistenza al razzismo che, con l’esclusione degli ebrei dal Pride, sembra definitiva.

NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani



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Data: 2026-05-29
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

Commenti

  1. Vorrei un chiarimento dall' autore/ autrice: cosa significa " ebraicamente insostenibile"?

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