RUBRICA LETTERA 22 La parola ai Lettori

LETTERA 22, 1954.

Di Marina Rodinò, firmataria del Manifesto del NES, pubblichiamo una breve "memoria familiare", che si conclude con una stimolante riflessione sul significato dell'essere oggi di  Sinistra. L'articolo è stato scritto in occasione della recente costituzione del Circolo Matteotti di Venezia, Associazione culturale che, fra i valori fondativi annovera l’Europeismo, il Riformismo, la liberal democrazia e la ferma opposizione all’antisemitismo. 
Noi Ebrei Socialisti siamo pronti a collaborare per rifondare il Socialismo multiculturale, federalista, democratico, antifascista e auguriamo al Circolo Matteotti di Venezia buon lavoro!

Buona Lettura!  
NES Noi Ebrei Socialisti 

 
Domandarsi 
cosa vuol dire essere di sinistra

Nella mia infanzia, in casa dei miei genitori, spesso si raccontava dell’epoca del fascismo, della guerra e soprattutto dell’antifascismo. Tutte vicende che avevano visto adolescenti, papà, mamma ed i loro amici. Quelle storie erano per noi ragazzi “impressionanti”, nel senso che s’impressionavano come negativi di foto nella nostra anima e mente.

Poi c’erano i racconti delle prime elezioni del dopoguerra, dove i miei non avevano ancora potuto votare, ma a cui avevano partecipato appassionatamente. C’era grande sensibilità per i fragili e maltrattati; raccontavano della povertà, ma anche degli operai perquisiti all’uscita della fabbrica, del mobbing verso chi andava in ufficio con l’Unità in tasca, delle rivendicazioni contadine, dei popoli sfruttati del terzo mondo.

C’era grande rispetto per il Primo Maggio, il ricordo ancora vivo della morte di Matteotti, il dolore per i concittadini di religione ebraica ingoiati dalla follia nazifascista, l’emozione del 25 aprile. Ed ancora: la mistica colomba della pace comunista, l’internazionalismo, l’antimperialismo e così via.

Avevo una raccolta di gadget, simboli e simboletti del mondo “oltre cortina”, che chiamavamo con scherzoso rispetto “I Lenini”.

Quasi una matrioska di sentimenti, ideali, speranze.

Il mondo era semplice; c’erano i ricchi ed i poveri, gli sfruttati e gli sfruttatori.

La mia prima manifestazione in strada, ancora ragazzina, è stata per il processo di Burgos; sono vecchia e c’era ancora la dittatura di Franco.

Il senso del fascismo e antifascismo, le ingiustizie del mondo e tutto sostanzialmente era bianco o nero.

Negli anni di piombo alcuni di noi si persero alla ricerca di soluzioni drastiche e diedero vita al terrorismo. Ecco, lì cominciò il nostro primo dubbio sul senso della sinistra. Abbiamo cominciato a prendere le distanze dalla violenza, da quel tipo di strategia per cambiare il mondo.

Alcuni anni dopo mi sono trovata a vivere in un mondo ancora più difficile, un mondo di povertà estrema e di ingiustizia palese, dove era ancora più facile reagire alla vessazione con violenza. Arrivò il terrorismo, ed anche lì, inizialmente, ci fu confusione. Per definire luoghi e tempi ero in Perù; lì operava Sendero Luminoso, che inizialmente fu definito come un movimento “de compañeros alzados en armas” (“compagni sollevati con le armi”, un po’ tipo i compagni che sbagliano). Ma anche lì, quando i morti assassinati furono dirigenti popolari, sindacalisti, leader di sinistra, non fu più possibile non prendere posizione in modo chiaro.

Quando venivano fatti saltare i tralicci della luce e restavamo giorni e giorni senza elettricità, le piccole e medie fabbriche fallivano e la disoccupazione aumentava. Tutti restavamo senza luce, e quindi senz’acqua e quindi nell’insicurezza notturna totale; quando la luce spariva e sulle colline intorno si accendevano falci e martelli di fuoco, facevamo sempre più fatica a vibrare per quei simboli.

E poi: il muro di Berlino caduto, lo sgretolamento del sol dell’avvenir, tutte le nostre “sicurezze” ribaltate. Prima uno era comunista, era socialista, era liberale, era democristiano, e sapevamo cosa voleva dire; ma oggi anche i nomi dei partiti non ci aiutano a capirne il senso.

Ecco che mi trovo disperatamente a cercare di afferrarmi agli appigli che mi offrono le proposte politiche della sinistra attuale; ma faccio fatica.

Pochi anni fa in una riunione di un circolo del PD si faceva notare lamentandosi, che una volta lì si riuniva un partito di sinistra, perché in quella stessa stanza c’erano operai. Ma ci si riferiva ad un mondo dove Porto Marghera e l’Arsenale erano vivi e forti, e dove Venezia era popolata da famiglie di lavoratori. Oggi la città è abitata soprattutto da anziani pensionati. Questo nostro mondo non è più “quello di una volta”, e certe aspettative, letture e considerazioni, non sono più valide.

Mi ritrovo, come nella canzone di Gaber, a fare una lista di ciò che è di destra e di sinistra (“prosciutto di destra, mortadella di sinistra”).

Per cominciare con una superficiale lista:

L’internazionalismo, che per me è ancora un valore, ed ha una sua prima concretezza nel nostro essere Unione Europea; questo per me è un’ideale di sinistra.

Una democrazia liberale, che sviluppi welfare, solidarietà, cultura, economia comune e difesa dell’ambiente, nella piena identificazione in quei valori assoluti che sono il fondamento della nostra Europa. Come, per esempio, il rigetto totale della pena di morte, lo strenuo appoggio al diritto a difendersi e la ferma condanna degli aggressori.

La libertà va difesa a tutti i costi: questo è un valore di sinistra, che abbiamo fortemente difeso con la Resistenza al nazifascismo.

Ma l’internazionalismo ci porta anche a sentirci vicini a tutti i popoli del mondo, a condividere l’idea che “la terra è di tutti” ed al conseguente diritto a migrare.

In questi nostri tempi, il terzo mondo non è più lontano, ma sotto casa. Moltitudini di disperati che rischiano la vita per arrivare da noi, alla ricerca “di pane e libertà; la felicità”, come diceva una canzone sull’emigrazione italiana, di Endrigo.

L’accoglienza è un valore di sinistra, ma deve essere accompagnata da programmi d’integrazione e regole chiare per tutti: per la Questura che deve accelerare le pratiche per il soggiorno, per la scuole che devono organizzarsi per integrare bambini di varie etnie e culture, per tutti i comuni che devono avviare programmi d’inclusione sociale, culturale e lavorativi, per la sicurezza e la convivenza serena per tutti. Non repressione, ma neanche buonismo cieco, che poi è un’ipocrita forma di non occuparsi del tema.

Sentirsi offesi per le ingiustizie sociali è, e resta, un sentimento di sinistra. Citiamo Che Guevara: “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo”.

Chi sono i fragili di oggi?

Non solo quanti dormono in strada, o cercano un pacco viveri alla Caritas, ma anche quei nostri stessi figli troppo spesso sottoccupati e sottopagati, che non possono progettare un futuro di casa, famiglia, sogni; ma anche i nostri genitori e noi stessi spesso soli, con pensioni che non coprono le esigenze fisiche e materiali a cui andiamo incontro. Sono fragili anche tutti quelli che rinunciano a cure odontoiatriche o altre spese sanitarie perché troppo care.

La signora Maria di Castello, pensione sociale e sola, che evita di accendere il riscaldamento, anche in questi giorni freddi, perché non può pagare la bolletta; i tanti casi di disperazione e solitudine dei caregiver di persone con difficoltà; e chissà quante altre fragilità non vediamo.

Come mi ha insegnato anni fa un “Maestro”, di fronte ai problemi di chi ti sta davanti bisogna sempre farsi una domanda:” E se fosse mio figlio? Se fosse mio padre, mia sorella?” Cosa vorremmo per loro e come ci comporteremmo? Farei un contratto in nero a mio figlio? Lascerei mia madre senza riscaldamento? Sopporterei che mia sorella oncologica fosse in lista d’attesa per analisi ed operazioni? Cosa potrei fare, e soprattutto cosa dovrei esigere? Parliamo di welfare, ma anche di sostenibilità, parliamo di lotta all’evasione fiscale, ma anche di giusta tassazione, parliamo di regole ma anche di lotta alla burocrazia!

Mi piacerebbe anche ragionare su ciò che a mio giudizio dovrebbe essere prassi della sinistra: una pratica di ascolto, formazione, dialogo, approfondimento e concretezza. Non è per me di sinistra l’uso di slogan vuoti e spesso populisti; è di sinistra il dissenso, ma non lo squadrismo, sia esso fisico o verbale.

Non è di sinistra l’antisemitismo, piaga antica della nostra cultura, come non può essere di sinistra chi lede qualunque diritto umano e civile.

Questo vorrei fosse il Circolo Matteotti: uno spazio di cultura politica e dialogo con questo taglio … che per me è di sinistra.

Marina Rodinò
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Data: 2026-03-10
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

Commenti

  1. Se non io per me chi per me? E se io solo per me cosa io? E se non adesso quando? Namastè 🙏

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  2. ottimo avevo commentato e poi ho scoperto di essere anonimo

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