ANTISEMITISMO, LA SCIENZA DELL’ODIO



ANTISEMITISMO, LA SCIENZA DELL’ODIO
Perché no alla definizione IHRA, 
perché si al DDL

Noi Ebrei Socialisti sosteniamo e appoggiamo la proposta di legge n.1004 sul contrasto all’antisemitismo per diverse ragioni.

Si tratta di una misura necessaria nelle scuole di ogni ordine e grado poiché prevede la stesura di Linee guida specifiche tese a trasformare le azioni educative da occasionali a strutturate e condivise collegialmente, con relativa specifica formazione del personale sulle tematiche del pregiudizio antiebraico e del razzismo. Non più solo un giorno all'anno dedicato alla memoria della Shoà e dei deportati della Seconda Guerra mondiale, spesso data in appalto a personale esterno all'istituzione scolastica, senza un reale coinvolgimento da parte dei docenti.
Importante che si preveda un'attività di monitoraggio da parte del MIUR sulle diverse azioni messe in campo, oltre che sulle collaborazioni con soggetti esterni, non sempre adeguatamente preparati per fornire agli studenti gli strumenti critici e le conoscenze storiche necessarie per affrontare analisi e dibattiti, anche sulla questione mediorientale.

Il DDL non riguarda soltanto l'antisemitismo in senso stretto e non mette in alcun modo a tacere il dissenso, è invece un'occasione di crescita importante per il mondo della scuola e dell'Accademia. Un primo passo nel lungo percorso accidentato necessario a costruire un quadro strategico per prevenire e contrastare l'odio antiebraico in Italia, a partire dai fondamenti e dalle definizioni che bisogna rivedere e migliorare.

Tuttavia, non ci sfuggono limiti e difetti della definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), adottata dall’Italia e ripresa nel DDL.
L’incipit della definizione recita: “L’antisemitismo è una determinata (quale?) percezione (da parte di chi?) degli ebrei che può essere (e non essere?) espressa come odio (o come altro?) nei confronti degli ebrei. (…)". Questa infelice circonlocuzione, quanto mai vaga e ambigua, lascia perplessi perché non definisce nulla.

Ma è sul termine “percezione” riferito all’antisemitismo che concentriamo alcune osservazioni critiche. Definire l’antisemitismo “una percezione” è a dir poco un abbaglio perché implica accettare margini di soggettività e discrezionalità su un fenomeno criminale di duemila anni, che ha provocato milioni di morti e che continua a minacciare e perseguitare il popolo ebraico. La definizione IHRA in questo senso è sbagliata. E' come un gigante dai piedi d'argilla. 

La percezione è l’atto di acquistare coscienza di una realtà esterna per mezzo dei sensi o dell’intuito; esempi sono la percezione dei colori o dei suoni, di un movimento o di un pericolo e, in psicologia, è la sensazione accompagnata da forme variamente avvertite di coscienza. Asserire che l’antisemitismo è una percezione significa spostare l’attenzione dal fenomeno alla sensazione che produce, alla sua intuizione o al suo intendimento, con tutte le conseguenze del caso. Questa lettura “espressionista” del fenomeno antisemitismo implica la considerazione di aspetti psicologici, emotivi, emozionali, soggettivi del tutto secondari e marginali, che non definiscono il problema e lo rendono incerto e confuso.

Il metodo della percezione è l’opposto del metodo ebraico, che si basa sulla catena della trasmissione e su regole e fonti certificate e verificabili; è l’opposto di un approccio scientifico.

L’incipit della definizione IHRA è un errore culturale, giuridico e operativo. Invece di definire la drammatica e complessa questione, in modo oggettivo, innesca sul tema un “diritto alla libera percezione” e una catena di interpretazioni parziali o arbitrarie o false o persino calunniose. Come se di accuse e calunnie contro il popolo ebraico non ne esistessero abbastanza. Ciascuno percepisca ciò che vuole, privilegiando una parte piuttosto che un’altra, distinguendo, ad es., tra ebrei ed Israele, tra antisemitismo e antisionismo, tra antisemitismo di destra e di sinistra, tra il presente e il passato, come meglio si senta o creda.

Ed è proprio ciò che sta succedendo in questi giorni.

E poi, come può uno strumento che si pone l’obiettivo di definire l’antisemitismo per contrastarlo, relegare alla percezione dei destinatari di quello strumento (professori, studenti, alunni, forze dell’ordine, semplici cittadini) il compito di identificarlo?

L’antisemitismo non è "percezione”. L’antisemitismo è una scienza, come sostiene da sempre Gherush92 Comitato per i Diritti Umani, organizzazione accreditata al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, una vera e propria disciplina che permea e percorre indisturbata 20 secoli di storia dell’Occidente fino ad oggi. L'antisemitismo è una cultura consolidata, con acclarati responsabili, proprie regole e sofisticati documentati strumenti di azione e diffusione, giuridici, tecnici, scientifici, di propaganda. Dell’antisemitismo si conosce ogni aspetto, fatti, leggi, responsabili, vittime, copiatori, rari oppositori; si conosce l’origine, il cristianesimo, matrice dell'antisemitismo cristiano, di destra, di sinistra, laico, islamico. È un sapere che corrode l’Occidente, diffuso nel mondo accademico, istituzionale, dei media e nella società.

L’unica forma di percezione rilevante, ai fini dell’identificazione dell’antisemitismo e alla sua definizione, è quella collettiva delle vittime, che nasce da una consolidata diretta esperienza e conoscenza delle persecuzioni. Questo know how, questa sofisticata competenza, può offrire nuovi suggerimenti per una definizione dell’antisemitismo ridiscussa “dal basso”, che si contrapponga a definizioni imposte paternalisticamente “dall’alto”. 
Il popolo ebraico, come tutti i popoli, ha piena facoltà di discernimento e giudizio autonomo sulle questioni di suo interesse e competenza, vieppiù sul tema antisemitismo e sua negoziazione, e ha pertanto il diritto e il dovere di determinare il proprio destino senza sottostare a "guide" o benevoli "protettori". 

In conclusione, la definizione dell’IHRA, percettiva, discrezionale, sradicata da venti secoli di fatti e documenti, che si presta alle dissennate critiche degli antisemiti di diversa estrazione che ritroviamo oggi riunite e coalizzate, è ancora difettosa, perfettibile, estendibile e anche il DDL contro l’antisemitismo, all’esame in Parlamento, che quella definizione ha adottato, è un minimo edittale, una legge necessaria ma non sufficiente che andrebbe migliorata.

D’altra parte definizioni alternative a quella dell’IHRA, come per esempio la Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA), richiamata in alcuni emendamenti al DDL alla Camera per affermare il diritto alla libertà di opinione, sono inaccettabili perché recepiscono posizioni o si prestano a interpretazioni manifestatamente antisemite. Inoltre, tracciare, come si tenta nelle linee guida annesse alla JDA, i confini del diritto di critica (garantito dall'art. 21 della Costituzione italiana) è un'arrogante presunzione non pertinente che non rientra fra gli obiettivi di una dichiarazione sull'antisemitismo. 

Diversamente dai detrattori del DDL che fuori e dentro il Parlamento temono la censura e reclamano a gran voce la libertà di esprimersi liberamente sul razzismo, Noi Ebrei Socialisti chiediamo un approccio contro l’antisemitismo meno aleatorio e più rigoroso e scientifico, il solo che può sviluppare fra i giovani un pensiero critico e proteggere il popolo ebraico e la società dagli attacchi scriteriati degli antisemiti.

Noi Ebrei Socialisti, nella situazione contingente di allarmante antisemitismo, sosteniamo e appoggiamo il DDL che sappiamo essere migliorabile, purché sia l’occasione per riesaminare e affrontare la lotta contro l’antisemitismo con un approccio diverso, scientifico e complessivo. 

Segnalate alcune riserve, una triste constatazione di interesse: il DDL, avendo scatenato l’antisemitismo viscerale di una parte del campo largo, continua a rivestire una certa importanza per definire nuovi schieramenti politici. E il Partito Democratico, se in modo irresponsabile negherà il suo voto, dovrà tener conto di letali spaccature. La rottura con il mondo ebraico coinciderà con la crisi definitiva della Sinistra.

NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani


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Data: 2026-10-01
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

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