CONTRO IL RAZZISMO SEMPRE

CONTRO IL RAZZISMO SEMPRE

"E’ una scimmia, un marocchino mizrahi dietro il quale si celano tutti gli askenaziti dell’élite”. Così Yinon Megal, sostenitore dell’attuale Governo israeliano, contro il Presidente di Yashar Gadi Eisenkot leader dell’opposizione, in un canale TV.

Questo è razzismo. La deriva presa dal Governo e soprattutto dai ministri Ben Gvir e Smotrich in prossimità delle elezioni, è per noi, ebrei della diaspora, democratici e socialisti, preoccupante.

Definire una persona “scimmia”, rappresentare le sue origini marocchine come un attributo negativo, insinuando che sia una manovra di un’élite ashkenazita, significa usare l’origine etnica come strumento di umiliazione e delegittimazione. L'uso di questo paragone non costituisce un insulto generico, ma la riattivazione di una precisa strategia di propaganda, volta a privare la persona, gli avversari, i nemici, della dignità umana.

L’uso del razzismo da parte ebraica è abominevole. 

L'associazione tra le persone di colore e le scimmie affonda le sue radici nella tratta degli schiavi messa in atto dall'Europa cristiana e, quindi, nel "razzismo scientifico" e nel colonialismo dei secoli XVIII e XIX, dove scienziati e accademici occidentali crearono false gerarchie biologiche per disumanizzare le popolazioni africane e giustificarne lo sfruttamento. L’associazione razzista tra popoli “superiori” e “inferiori” e tra persone e animali nasceva ancor prima, durante la “conquista”, verso i popoli indigeni d’America da parte della cattolicissima Spagna.
L’espressione “E’ una scimmia, un marocchino mizrahi” di Yinon Megal è particolarmente grave, perché la tratta araba degli schiavi in quella regione dell’Africa è stata una realtà storica secolare, sviluppatasi attraverso due direttrici principali: transahariana e barbaresca.

Questa ideologia discriminatoria, che nasce con il cristianesimo e si sviluppa in modo scientifico nell’Ottocento, ha trovato espressione in letteratura scientifica, in tavole “anatomiche” (come i grafici dei crani di Nott e Gliddon del 1857), nell'orrore degli "zoo umani" — dove persone indigene, come il congolese Ota Benga nel 1906, venivano esposte in gabbia insieme ai primati — e nella successiva propaganda coloniale, inclusa quella del fascismo italiano.
Durante la guerra d'Etiopia (1935-1936) il regime fascista istituzionalizzò il razzismo scientifico trasformandolo in propaganda di Stato. Per giustificare la violenta sottomissione coloniale e le leggi razziali, la dittatura doveva disumanizzare i popoli conquistati e istillare l'idea negativa che unificarsi a loro equivalesse a una regressione verso lo stadio animale. Attraverso riviste come «La Difesa della Razza», vignette satiriche e libri scolastici, tratti e comportamenti delle popolazioni africane venivano caricaturizzati con sembianze scimmiesche, normalizzando così un antico pregiudizio per farne uno strumento di sottomissione politica.

Nei secoli il paragone con la scimmia è stato usato anche contro gli ebrei. L’accusa di "scimmiottare" la vera fede prende forza nel Medioevo cristiano, e si radica in filoni dell'esegesi islamica che definiscono gli ebrei "discendenti di scimmie e maiali". Tra l'Ottocento e il Novecento questa retorica antisemita è mutata nell'accusa di "scimmiottare" l'identità europea per infiltrarsi nella società. Nella propaganda fascista e nazista si sviluppa una sistematica zoomorfizzazione: gli ebrei assimilati a topi, scarafaggi, ragni, parassiti portatori di malattie. Questa associazione con gli animali infestanti servì a rimuovere qualsiasi inibizione e a  trasformare l'odio secolare in una necessità “medica”, la "disinfestazione", l'eliminazione fisica attraverso lo sterminio.

Ma le parole di Yinon Megal che abbiamo riportato non sono separate da alcuni fatti.
Nei territori contesi, gli attacchi di gruppi di estremisti ebrei contro arabi, raccoglitori di olive, attivisti e giornalisti continuano troppo spesso senza conseguenze adeguate. La mancata repressione di queste violenze non è una questione secondaria: comunica che alcuni possono aggredire e intimidire contando sulla propria impunità.

Il razzismo come strumento di lotta politica è un crimine inaccettabile e va perseguito. 

L’intolleranza non si ferma al primo bersaglio. Comincia con chi è più facile colpire e prosegue contro chiunque venga indicato come estraneo, nemico o traditore: prima gli arabi, poi gli ebrei che dissentono, i cristiani e chiunque non si pieghi alla visione imposta. I bersagli cambiano, il meccanismo resta: si costruisce un gruppo al quale si nega il rispetto, si normalizza l’aggressione, si abitua la società a voltarsi dall’altra parte.

Non sosteniamo che questi episodi siano tutti identici. Sosteniamo qualcosa di più semplice e più grave: quando il razzismo viene accettato, quando l’impunità viene tollerata, nessuno può essere certo di restare fuori dal cerchio dei bersagli.

Il Governo ha responsabilità precise. E per le ripetute dichiarazioni di alcuni, e per ciò che permette, e per ciò che non impedisce e per l’effettività della protezione garantita. La legge non può essere inflessibile con alcuni e indulgente con altri in ragione della loro appartenenza o della loro vicinanza al potere.

Noi ebrei conosciamo le conseguenze del disprezzo trasformato in gerarchia, della disumanizzazione diventata linguaggio comune, della violenza che cresce quando chi potrebbe fermarla sceglie di non farlo. Questa memoria ci dovrebbe rendere responsabili. La Torà non ci chiede di riconoscere la dignità umana soltanto nei nostri simili o in chi condivide le nostre idee. Ci impone un limite: nessuna identità, nessuna maggioranza di governo, nessuna ragion di stato o di sicurezza può autorizzare il razzismo e cancellare l’umanità dell’altro. E la legge serve proprio a impedire che la forza decida chi merita protezione.

Per questo non basta condannare un insulto in televisione. Bisogna contrastare le condizioni che rendono possibile il razzismo, la violenza impunita, perseguire chi aggredisce e proteggere chi viene preso di mira, senza distinzioni etniche, spirituali o politiche.

L’intolleranza non si ferma da sola. Si ferma quando qualcuno le pone un limite. E quel limite deve valere per tutti, soprattutto per chi crede di esserne esentato.
NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani


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Data: 2026-10-18
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti



Commenti

  1. Penso spesso alle parole di Ben Gurio :Israele sara’ un paese normale quando avra’ i suoi ladri i suoi assassini le sue puttane, raggiunto l’obiettivo anche velocemente non potevamo fermarci!
    Adesso anche il razzismo piu odioso e tralascio il resto.
    Serve al piu’ presto un Governo coraggioso che faccia rispettare le regole a tutti!

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  2. Concordo con la nota, ma vorrei far presente che fra i maggiori trafficanti di schiavi vi erano mercanti arabi islamici. Anche Abramo e la moglie Sara avevano degli schiavi, ricordate Ismaele, nato dalla schiava Agar?

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