NES CHIEDE LE DIMISSIONI DI ELLY SCHLEIN


NES NOI EBREI SOCIALISTI 
CHIEDIAMO LE DIMISSIONI 
DI ELLY SCHLEIN

…Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente antisionista. ... E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa, e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo.” (Martin Luther King, “Lettera a un amico antisionista”, Saturday Rewiew, agosto 1967).

Noi Ebrei Socialisti chiediamo le dimissioni di Elly Schlein dalla Segreteria del Partito Democratico.

La sua leadership si è dimostrata priva di un orizzonte culturale e strategico di ampio respiro, incapace di leggere la complessità del presente e di offrire una visione coerente alla Sinistra italiana ed europea.

Questa povertà di visione è aggravata da un dato politico preciso: la progressiva esclusione del contributo ebraico dal dibattito culturale e strategico della Sinistra. Una rimozione che non è neutra, ma che ha favorito ambiguità sull’antisemitismo, tolleranza verso l’antisionismo e una narrazione che colpisce gli ebrei come soggetto collettivo.

È necessario ribadirlo con chiarezza, l’antisionismo è una forma di antisemitismo, come hanno affermato Martin Luther King e Giorgio Napolitano:
"Col vostro appassionato contributo possiamo combattere con successo ogni indizio di razzismo, di violenza e di sopraffazione contro i diversi, e innanzitutto ogni rigurgito di antisemitismo. Anche quando esso si travesta da antisionismo: perché antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza, oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele." (Presidente Giorgio Napolitano, Giorno della memoria, Palazzo del Quirinale, 25 gennaio 2007).

Ignorare questo punto significa recidere il legame tra la Sinistra e la sua tradizione antifascista e democratica, sostituendo la cultura del diritto con una pratica politica che anticipa le conclusioni prima dei giudizi.

Attribuire a uno Stato e a un popolo accuse di genocidio e apartheid in assenza di pronunce definitive non rafforza la tutela dei diritti umani, ma introduce una logica di condanna preventiva, nella quale procedimenti e denunce vengono assunti come verdetti politici. È una modalità che espone la Sinistra e il PD al rischio di trasformare il conflitto in rappresentazione ideologica, indebolendo la distinzione tra giustizia, propaganda e mobilitazione.

Preoccupa inoltre che questa impostazione trovi amplificazione anche attraverso il ruolo pubblico del maggiore sindacato italiano, la CGIL, con il rischio di spostare l’asse dell’azione sindacale dal primario interesse dei lavoratori verso un terreno politico che, nei suoi esiti, finisce per colpire ancora una volta gli ebrei come soggetto collettivo. Una torsione che merita una riflessione seria e responsabile se, accanto alla reiterata condanna di Israele “criminale” assistiamo alla difesa gridata in piazza di Barghouti (condannato a cinque ergastoli e da allora detenuto nelle prigioni israeliane), la cui liberazione potrà essere eventualmente decisa solo nell’ambito di un processo negoziale, complesso e tutto da costruire.

A questo si aggiunge il vergognoso atteggiamento del Partito Democratico nei confronti di un suo esponente autorevole come Graziano Delrio, “colpevole” unicamente di aver promosso una proposta di legge contro l’antisemitismo. Il tentativo di contrastare e isolare questa iniziativa, anziché sostenerla, rappresenta un segnale politico gravissimo: la classica goccia che fa traboccare il vaso, perché dimostra che il problema non è episodico, ma strutturale.

A questa deriva culturale si accompagna un uso ideologico del cosiddetto multilateralismo, ridotto ad alibi politico, che finisce per giustificare regimi autoritari e relativizzare la repressione. È in questo quadro che si collocano anche i tardivi e molto deboli interventi del PD sulla rivolta del popolo iraniano per la libertà, che a Roma ha diviso la Sinistra in due manifestazioni quasi contrapposte, che non è riuscito a riunire i diversi gruppi dell’opposizione iraniana e che pesa come una rinuncia alla solidarietà umana e politica.
Se la Segretaria di un partito, espressione di una Segreteria Nazionale unanime, chiude gli occhi su tutto, è inadeguata. Se il PD di oggi è mutato tanto da tradire profondamente il suo patto costitutivo che su Israele e gli ebrei era chiaro (rigetto dell'antisionismo come elemento di lotta politica) significa che questo non è più il PD di ieri, ma altra cosa.

Noi pertanto denunciamo l'inadeguatezza del PD rispetto al suo patto fondativo. Non avendo idee o una visione strategica, il Partito Democratico sembra ormai appiattito su un collante antisemita e terzomondista, molto banale. Poca cultura, molta propaganda e discriminazione nei confronti di chi, semmai coerente con il patto fondativo, la pensa in modo diverso.

Noi Ebrei Socialisti siamo critici verso l’attuale governo israeliano e sosteniamo da anni le forze di sinistra israeliane che manifestano per la democrazia e contro politiche illiberali. Criticare un governo è legittimo. Delegittimare uno Stato e un popolo non lo è:
"Ma proprio nei momenti in cui l'operato del governo di Israele può risultare controverso ed essere legittimamente discusso, deve restare chiara e netta la distinzione tra ogni possibile posizione critica verso la linea di condotta di chi di volta in volta governa Israele e la negazione, esplicita o subdola, delle ragioni storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all'esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico. Proprio in questi momenti deve farsi più forte la vigilanza, ed esprimersi più nettamente la reazione, contro il riprodursi del virus dell'antisemitismo, contro l'insorgere di nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico. E' questo spirito, è questo impegno che caratterizza la cerimonia cui sono onorato di dare avvio per il terzo anno consecutivo dall'inizio del mio mandato." (Presidente Giorgio Napolitano, celebrazione del "Giorno della Memoria", Palazzo del Quirinale, 27 gennaio 2009).

Noi Ebrei Socialisti indichiamo una strada alternativa.
Gli Accordi di Abramo rappresentano una via di pace e cooperazione tra ebrei e mondo arabo sunnita, da cui può scaturire un vero processo di riconoscimento e convivenza, insieme alla ripresa dei negoziati israelo-palestinesi. Ma non bastano.
Serve una visione complementare: il “Patto di Ciro”, inteso come rinnovo storico di amicizia e collaborazione tra ebrei e persiani. Il Patto di Ciro, che propone una Trattativa culturale per sradicare l’uso politico di antisemitismo e antisionismo come ideologia, potrebbe aprire la strada a una futura pacificazione in Medioriente. Non un’utopia, ma una necessità politica, fondata sulla memoria storica, sul riconoscimento reciproco e sulla rinuncia all’odio come strumento di mobilitazione.

Questa è la sfida che il PD dovrebbe assumere. Elly Schlein non lo ha fatto. Ha scelto una linea priva di spessore storico e di coraggio culturale e politico.

Per queste ragioni chiediamo che si faccia da parte.
Il Partito Democratico ha bisogno di una guida con una visione strategica capace di includere, non di escludere; di costruire alleanze e accordi culturali ed economici, non di alimentare confusione, rimozione e ambiguità.

Per una Sinistra non antisemita.
Per una politica all’altezza della Storia.

NES Noi Ebrei Socialisti
Gherush92 Comitato per i Diritti Umani


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Data: 2026-01-23
Autore: NES Noi Ebrei Socialisti

Commenti

  1. Io non sono ebreo, ma condivido interamente la critica alla attuale segretario del PD. Aggiiungo anche che la attuale segretsria non ha nulla a che vedere con la storia e la cultura del partito del quale è segretaria, nemmeno con la storia e la ciltura della dinistra italiana. E’ divenuta segretaria per una assurda ed irrazionale scelta di affidare la nomina del segretario politici ad una votazione aperta a tutti, mentreuna tale scelta spettavasolamente agli iscritti

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  2. Come ricorda il commento di cui sopra, l'attuale Segretaria è stata eletta non già da militanti del Partito ma, attraversio un sistema superficialmente 'democratico' e in realtà asservito a logica populista e antitetico alle migliori tradizioni della democrazia partecipata del movimento operaio e socialista, da un corpo elettorale appartenente all'aerea 5s - o finanche da persone 'alla sinistra del PD', alias organici a forma mentis antisionista.. E ha agisto e agisce di conseguenza. Al di là della persona, il punto è il sistema a partire dal quale tale persona, di per sé peraltro certamente onesta, ha potuto scavalcare i sistemi di partecipazione interna. La forma è sostanza.

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    1. Il punto ovviamente non è l’onestà della persona, ma la posizione politica del segretario di un partito. È stato giustamente notato che questo segretario non rappresenta gli iscritti del PD, ma un coacervo di forze frammentate e contraddittorie. In ogni caso nello specifico del problema “sionismo-antisionismo”, ritengo che Schlein sia disonesta, così come è disonesto Cofferati. Chiedo quindi agli estensori dell’appello: “solo Schlein si deve dimettere”?

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  3. L’aver escluso e allontanato gli ebrei italiani da ogni di dibattito politico, rende la sinistra di oggi non dissimile da ciò che fu il partito nazista in Germania ed il partito fascista in Italia nella metà degli anni ‘30.

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